Atypical, primo episodio: impressioni

Bene! Ne abbiamo parlato molto e da oggi è finalmente disponibile la serie Atypical, che parla di un ragazzo autistico e dei suoi problemi nel relazionarsi con le ragazze, su Netflix.

Ho appena finito di guardare il primo episodio e devo dire di averlo trovato interessante e divertente, come mi aspettavo dal trailer che avevo visto (e che potete vedere in questo stesso articolo sottotitolato).

Impressioni

Le prime impressioni, dicevo, sono più che positive.

Attraverso le vicende di Sam, vengono mostrate le tipiche difficoltà di un ragazzo autistico (Asperger, probabilmente) di fronte alle relazioni con i coetanei e con le ragazze, in particolare: la difficoltà a cogliere e a inviare i segnali col linguaggio non verbale, il prendere tutto alla lettera, non capire il sarcasmo o i modi di dire, ridere per associazioni di pensiero che gli altri non colgono, l’ipersensibilità a certi tessuti, le reazioni strane agli abbracci o alle carezze, gli interessi particolari, il desiderio di scoprire tutto su un argomento che li cattura, l’ansia per le situazioni nuove, il pensare fuori dagli schemi, l’esprimere tutto quello che passa per la testa senza filtri, la difficoltà a concentrarsi negli ambienti pieni di stimoli, i pensieri ossessivi e altre caratteristiche che si riscontrano di solito nei ragazzi autistici, la difficoltà a esprimere le proprie emozioni, a capire come scambiare uno sguardo o un sorriso o a sostenere una conversazione informale, ecc..

Interessante anche il rapporto con gli altri familiari, con la madre impaurita dal desiderio del figlio di avere una relazione, con il padre che non riesce ad entrare in sintonia con Sam e con la sorella protettiva e complice nella ricerca delle ragazze con cui uscire.

Conclusioni

Valuto, quindi, positivamente il primo episodio, dal punto di vista dell’intrattenimento. Ritengo sia valido anche per diffondere la consapevolezza sull’autismo. Rispetto ai vari documentari che si sono visti sull’autismo, una fiction può dare qualcosa di diverso agli spettatori, facendo immedesimare le persone con i personaggi e permettendo così una comprensione più empatica della realtà dell’autismo (pur ricordando che l’autismo si manifesta in modo diverso per ogni individuo e che quindi Sam non rappresenta che un caso particolare, pur con varie caratteristiche che possono o meno essere presenti in altri ragazzi, con notevoli differenze nei vari tratti). Inoltre, una fiction raggiunge sicuramente un pubblico più ampio rispetto ad un documentario o ad un filmato informativo. Se il telefilm divenisse popolare, molte persone finirebbero di accostare l’autismo al protagonista di Rain man.


Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.