Open day sull’autismo all’IIS “Ancel Keys” di Castelnuovo Cilento

Domani, 31/3/2017, presso l’istituto “Ancel Keys”, nell’aula magna, dalle 10.00 alle 12.30 si svolgerà un incontro, a cura del CTI, in occasione della giornata mondiale dell’autismo (indetta per il 2 aprile di ogni anno). All’incontro interverranno la D.S. Maria Masella, il referente del CTI Emilio Zambrano, il responsabile dello Sportello Autismo Giovanni Gatto e la prof.ssa Donatella Cembalo. Al termine dell’incontro verrà proiettato un video informativo dell’USR Campania: “L’autismo attraverso la voce delle Emozioni”.

Temple Grandin



Dal film su Temple Grandin, alcuni minuti che mostrano l’esordio, al National Autistic Convention of 1981, di Temple Grandin come una delle più famose speaker sull’autismo. Temple è autistica e non ha parlato prima dei 4 anni. Grazie all’impegno della madre è riuscita non solo a parlare, ma anche a laurearsi e a prendere un master. Ora, come abbiamo detto, si occupa di autismo e tiene spesso conferenze in tutto il mondo. Ha inventato dei sistemi che sono tra i più utilizzati nel campo dell’allevamento del bestiame.

Trad: G.Gatto.

Autismo e scuole superiori (4)

Quarta ed ultima parte della serie di video su Autismo e scuole superiori. In questa parte si parla della programmazione individualizzata, degli insegnanti di sostegno e degli assistenti.




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Gli interessi speciali dei ragazzi con autismo (secondo Remrov)

Pubblichiamo un altro video di Remrov con un altro ‘topic’ molto interessante: gli interessi ‘speciali’ dei ragazzi con autismo. Si tratta di un’altra caratteristica che accomuna molte persone con autismo: collezionare oggetti e particolari interessi. Alcuni le chiamano ossessioni, ma Remrov non condivide l’uso di questo termine per l’accezione negativa che la parola suggerisce, oltre che per il fatto che il legame a questi oggetti ha una funzione: rassicurano. Le persone con autismo, infatti, sono molto spaventate dalle situazioni nuove, dalle cose imprevedibili. In queste situazioni provano una forte ansia. Questi oggetti, cui sono così legati, li rassicurano e li confortano, lenendo l’ansia provocata dall’imprevedibilità di certe situazioni. Secondo Remrov, basta tenere in tasca uno di questi oggetti per essere più tranquilli (nel suo caso, porta con sé un piccolo pupazzetto dei puffi). C’è un altro aspetto cui prestare attenzione: la predilezione per i pattern, le sequenze. Anche in questo caso, l’artista dei disegni fotorealistici, ci fornisce una chiave per l’interpretazione di questa particolarità che accomuna molte persone con disturbi dello spettro autistico. I pattern, le sequenze che si ripetono, danno loro un senso di tranquillità perché sono prevedibili, a differenza degli eventi che accadono in società che non si possono prevedere e che, quindi, creano confusione e paura nelle persone con autismo.

Traduzione: G.Gatto.




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Il contatto visivo per le persone con autismo

In questo bellissimo video, Remrov, giovane artista con autismo, con un talento naturale per l’attenzione ai dettagli nel realizzare ritratti e altre opere fotorealistiche, spiega perché le persone con autismo hanno difficoltà a stabilire un contatto visivo con le persone.

Si nota spesso che le persone con autismo non guardano negli occhi l’interlocutore, se non per brevissimi periodi. Questo comportamento non viene interpretato correttamente dalle persone neurotipiche.

Vi sono diversi motivi dietro questo comportamento. Uno di questi risiede nella incapacità di leggere le espressioni del visto. Come conseguenza le persone con autismo, guardando l’altro, cercano continuamente di interpretarne il significato, perdendo il senso di quello che dicono. Se, poi, pensiamo al fatto che notano ogni dettagli e che hanno la tendenza a guardare la bocca più che gli occhi, possiamo capire come sia difficile per loro sostenere il contatto visivo.

Oltre a non saper interpretare le espressioni degli altri, non sono neanche pienamente capaci di esprimere ciò che provano con le proprie espressioni, per cui chi osserva l’espressione di una persona con autismo può fraintendere quello che provano veramente. Espressione e sensazioni interne, stati d’animo, non hanno quei segnali che siamo riconosciamo istintivamente nelle persone neurotipiche.

Quindi, quando una persona con autismo volge lo sguardo, non lo fa perché non è interessato, ma, al contrario, perché non vuole essere distratto dai mille particolari che osserva o dallo sforzo di interpretare le espressioni dell’altro. Lo fa perché vuole concentrarsi su quello che l’altro dice. L’interlocutore, però, se non è a conoscenza di questi fatti, penserà che non è interessato a continuare la conversazione, perché è quello che accade tra persone neurotipiche.

Tutte queste ragioni portano Remrov a dire che è meglio non forzare le persone con autismo ad avere un contatto visivo, perché lo sforzo che comporta fa perdere il senso di ciò che l’altra persona dice.

Il video è sottotitolato in italiano a cura dello sportello autismo Ancel Keys.




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0:0 0:3 ciao a tutti
0:3 0:05 sono un ragazzo con autismo
0:9 0:11 ho fatto questo video per educare sull’autismo
0:11 0:13 e per infrangere il muro tra il mondo dell’autismo e dei neurotipici
0:13 0:16 e voglio essere anche una voce per i ragazzi “non verbali” con autismo
0:25 0:28 in questo video voglio condividere qualcosa sul contatto visivo
0:30 0:35 il contatto visivo è molto importante nella nostra società
0:35 0:43 quando conversi le persone si aspettano un contatto visivo
0:45 0:50 ma il contatto visivo può essere molto difficile per persone con autismo
0:50 0:56 incluso me, per un paio di ragioni
0:56 1:02 una delle quali riguarda le espressioni
1:02 1:10 possono essere molto difficili da comprendere per persone con autismo
1:10 1:12 possono confondere
1:12 1:16 come tutte le altre forme di comunicazione non verbale
1:19 1:22 quando si guarda il viso di qualcuno
1:22 1:25 ci sono così tanti dettagli di cui tener conto
1:25 1:30 così tante cose in contemporanea
1:30 1:37 tanti dettagli sulle emozioni, sentimenti,
1:37 1:40 espressioni
1:40 1:49 tante informazioni confondono le persone con autismo
1:49 2:00 se si pensa a questo più le parole che le parole dette
2:00 2:04 le informazioni da elaborare allo stesso tempo sono tante
2:04 2:10 causando un sovraccarico delle unità sensoriali
2:10 2:16 quando converso e voglio stabilire un contatto visivo
2:16 2:22 perdo tutto quello che la persona dice per questo
2:22 2:30 un altro motivo per cui è difficile
2:30 2:44 è che non avviene automaticamente
2:44 2:48 ho imparato che durante una conversazione non devi necessariamente
2:48 2:53 guardare continuamente negli occhi
2:53 3:00 devi guardare un po’ negli occhi e poi guardare a lato,
3:00 3:05 oppure guardare le mani… ma per noi non è automatico (naturale)
3:05 3:09 quando io entro in contatto visivo
3:06 3:09 durante una conversazione, penso continuamente…
3:09 3:16 ‘ok! devo continuare a mantenere il contatto visivo?’
3:16 3:21 o sto guardando negli occhi di questa persona troppo a lungo?
3:21 3:26 sto intimidendo questa persona? lo fisso troppo?
3:26 2:32 penso a tutto questo allo stesso tempo
3:35 3:40 e mi perdo tutto quello che la persona dice
3:40 3:49 ci sono troppe informazioni, troppo da elaborare
3:53 4:05 un’altro motivo risiede nel fatto che sono troppo concentrato su me stesso
4:06 4:13 ma spesso non mi rendo conto della mia stessa espressione
4:13 4:15 dell’espressione del mio viso
4:15 4:20 spesso non corrisponde a ciò che provo effettivamente
4:21 4:30 quando converso spesso penso a come appaio, a come sembro
4:30 4:32 a com’è la mia espressione facciale
4:33 4:38 la mia espressione è giusta?
4:38 4:45 cerco di rassicurarmi, ma ho tanti dubbi e questo mi mette a disagio
4:47 4:54 quando qualcuno mi obbliga ad avere un contatto visivo
4:55 5:06 mi sento così a disagio che vorrei nascondermi
5:05 5:14 tutte queste ragioni insieme rendono impossibile elaborare le informazioni
5:14 5:18 allo stesso tempo
5:19 5:23 perdo tutto ciò che viene detto
5:23 5:28 per essere in grado di capire cosa dici
5:28 5:30 devo volgere lo sguardo
5:30 5:36 quando la gente vede che non guardo, pensano che non sia interessato
5:36 5:38 che non mi sono simpatici
5:38 5:44 ma è proprio l’opposto: mi interessa quel che dicono
5:44 5:49 per capire cosa dici devo volgere lo sguardo
5:50 5:59 alcuni voglio insegnare ad avere il contatto visivo ai ragazzi con autismo
6:00 6:07 ma personalmente non ritengo sia una buona idea
6:09 6:15 per tutto ciò che di cui ho parlato
6:15 6:20 ci possono essere persone con autismo che lo fanno
6:20 6:30 ma non li forzerei a farlo
6:30 6:35 perché ci sono buone ragioni per volgere lo sguardo
6:40 6:51 questo è tutto
6:51 6:55 spero che il video vi sia piaciuto e che lo troviate utile
6:55 6:58 se è così, cliccate sul pollice alzato
6:58 7:04 iscrivetevi al mio canale per imparare altre cose sull’autismo
7:05 7:13 se avete delle domande o idee fatemele conoscere
7:14 7:22 nei commenti, per email, le inserirò nel prossimo video
7:22 7:27 vi auguro una buona giornata
7:27 7:32 ci vediamo nel prossimo video, ciao

Un tutorial dell’artista Remrov

In questo secondo video, in inglese (non sottotitolato). Remrov spiega la sua tecnica per disegnare dei ritratti incredibilmente dettagliati. Questo dimostra come sia attento a tutti questi dettagli. È così consapevole di tutti i dettagli che deve rimuoverne alcuni per evitare alcuni effetti indesiderati. Per altre persone invece è vero l’opposto, devono concentrarsi per notare i dettagli.

Autismo e scuole superiori (terza parte)

Terza parte sull’autismo alle scuole superiori. Il video, in inglese, è stato sottotitolato in italiano. Questa parte riguarda i comportamenti problema che possono verificarsi nei momenti di crisi. Verrà spiegato quali sono i momenti della crisi, quali sono i sintomi, come si scatena e cosa accade dopo. Ci sono degli ottimi consigli sulle strategie da adottare per prevenire questi momenti difficili.



Sottotitoli

Traduzione a cura dello sportello autismo A.Keys

Alcune frasi, non fondamentali per la comprensione, non sono state tradotte

Capire l’autismo – guida per le scuole secondarie
Buone prassi per i comportamenti problema
I ragazzi con autismo spesso incontrano dei cambiamenti nell’ambiente
questo rende la routine quotidiana difficile da gestire per loro

cambiare classe, interagire con i docenti  e i compagni può creare stress per loro
così ragazzi ansiosi diventano ancora più ansiosi
comincia ad agitarsi a dondolare
si guarda intorno e comincia muoversi, può alzarsi dalla sedia
diventa teso e ansioso
se questi momenti non vengono gestiti questa escalation può portare 
a comportamenti problematici e ai cosiddetti ‘meltdowns’ (crolli)
i meltdown possono essere incredibili
possono essere molto violenti
anche da parte di un individuo che non è violento
stop non devi farlo’ – C’è questo ragazzo seduto al suo posto che lavora
tu vai vicino, metti a posto una matita sul suo banco
e tanto basta: si alza di scatto, spinge il banco
inizia a colpirsi, può fare quello o urlare
a scuola il meltdown può consistere nel battere sul banco
urlare contro l’insegnante oppure
fare delle strane espressioni del viso
gridava e gli adulti hanno dovuto portarlo via dalla classe
e poi nell’ufficio del preside per cercare di calmarlo
una crisi avviene quando la situazione, il compito o gli stimoli
vanno oltre la loro capacità di controllare l’ansia
molti non riescono a comprendere i loro sentimenti o le emozioni che provano
non sanno se sono poco o molto agitati
o se sono ansiosi. Il problema successivo
è che non riescono ad associare le emozioni a quello che accade
se – ad esempio – fa un paio di errori in un test
è ‘la fine del mondo’ perché non riesce a comprendere che
non è poi così grave
e che il modo di reagire dovrebbe essere:
non fa nulla. Farò meglio la prossima volta. L’altro problema è…
una volta che sono arrabbiati, è difficile farli calmare
non lo fanno deliberatamente, non sono arrabbiati con
gli insegnanti o con i compagni
il loro comportamento può essere difficile da contenere
Quando questo accade a Nicholas
Non sembra un ragazzo con autismo, ma come un teenager ribelle
Devo andare al bagno’ – urla Nicholas
Le crisi sono il modo per uscire dalla frustrazione, per cause varie
molte cause possono portare ad una crisi
una può essere l’ansia per non sapere cosa viene dopo
situazioni ‘sociali’ in cui non sa cosa deve fare
non riuscire ad essere assistiti quando ne avrebbero bisogno
avere troppi o pochi stimoli
può capitare se sono frustrati perché non comprendono qualcosa
se gli si chiede di fare qualcosa che loro non vogliono fare
ogni studente è diverso
e ogni crisi può essere provocata da cause differenti
quando c’è una crisi
gli chiedo di mantenere la calma, perché l’ansia non aiuta affatto
anche se gli studenti non se ne accorgono, le crisi danno segnali
spetta all’insegnante cogliere questi segnali
di solito vi sono 3 fasi:
la fase della rabbia o del meltdown e la fase di recupero
nella fase rumbling si comporta in modo fuori dall’ordinario
possono sembrare segnali di poco conto, ma non è sempre così
possono cominciare a tamburellare con le dita sul banco
tremano con le gambe, si schiariscono la voce,
a volte parlano più forte del solito
ciò che possiamo notare in questa fase
sono dei cambiamenti fisiologici: sudano, arrossiscono,
ci sono cambiamenti che sono diversi dal solito
possono esserci comportamenti come
il rivolgersi in modo aggressivo ai compagni
gli insegnanti devono essere pronti e preparati
per reagire quando qualcosa non va per il verso giusto
quando uno studente si trova in queste situazioni
faccio di tutto per riportarli
nella loro ‘confort zone’ (per calmarli)
alcuni ragazzi hanno solo bisogno di muoversi, di uscire
per disintossicarsi dalla situazione, per così dire, che lo facciano
la cosa principale è capire i segnali di avvertimento
quando un insegnante vede questi segnali
deve intervenire subito, ma in un modo che non peggiorino la
situazione. Possono cercare di distrarli o usare tecniche per calmarli
per recuperare il controllo prima che entri nella fase di crisi
è importante che l’insegnante capisca
quali sono i bisogni dell’alunno
conosci i segni e le strategie che hai a disposizione
che usi nella tua routine
una strategia efficace si chiama ‘antiseptic bouncing’
che consiste nel separare l’alunno dall’ambiente che causa stress
nel modo più impercettibile possibile
quando vedi i segnali vai da lui e dici ‘porta questo al sig. Johnson’
il sig. Johnson non ha bisogno di nulla,
ma sa che quando è necessario, Nicholas gli porterà qualcosa
può andare a bere, in bagno, salutare la segretaria,
o portare dei kleenex e poi tornare in classe
nel tempo che esce e ritorna, si distrae e si calma
un’altra strategia: mandarlo nella ‘home base’ (casa base)
chiamata qualche volta la ‘cool zone’ (zona della quiete)
è un posto per smaltire lo stress
non è un posto per evitare i compiti
può essere l’ufficio della logopedista, un laboratorio, ecc.
ti do cinque minuti (usa il timer) e ti do un po’ di spazio, ok?
di solito abbiamo un piano per gestire lo stress
un posto creato per questo, una posto dove andare
un posto dove possono recuperare la compostezza
se non si fa qualcosa
entrerà nella fase della crisi
dove può perdere il controllo a volte in modo esplosivo
può colpire qualcosa, gridare
distruggere delle cose o chiudersi in se stesso
quando hai una crisi
sei preso in ostaggio dalle emozioni
non hai più il controllo
alcuni possono urlare, piangere
correre fuori dalla classe, lanciare i banchi
Paul, il figlio di Lisa, ha delle crisi che variano nelle manifestazioni
le crisi variano e dipende da dove ti trovi
a scuola anche se Paul è un ragazzo allegro e molto gentile
le crisi sorprendono le persone che non le hanno mai viste prima
per quanto violento può diventare
quando c’è una crisi gli insegnanti devono sapere cosa fare
quali aiuti usare ed essere pronti ad agire
ci deve essere un piano
e nel piano bisogna prevedere
quando mandare l’alunno fuori dalla classe
dove vanno gli altri ragazzi, chi è che controlla
chi ci aiuta se un ragazzo ha una crisi e
cosa dovrei fare durante quella crisi
durante una crisi, l’insegnante dovrebbe tenere a mente una regola
assicurarsi che tutti siano al sicuro, questo è il punto, spesso devi spostare tutti perché è troppo difficile
soprattutto alle superiori, se prendiamo un ragazzo di 15 anni, alto 1 metro e 80
non riesci a spostarlo, devi far spostare tutti gli altri
avere un piano e attuarlo correttamente è fondamentale per far riprendere il controllo al ragazzo
L’ultima cosa che desideri
è che l’alunno abbia una crisi, perché è difficile recuperare
i compagni cominciano a pensare che abbia un problema maggiore
di quello che veramente ha, per questo gli insegnanti devono cercare
di evitare che accada
sono gli insegnanti a fare la differenza
quando si tratta di evitare una crisi, prima di tutto,
chi lavora con Paul lo conosce bene, guarda il suo volto, il linguaggio del corpo
non aspettano che vi dica qualcosa, perché allora è già troppo tardi
dopo la crisi c’è la terza fase, il recupero
il comportamento che c’è stato durante la crisi cessa
ma il ragazzo non è pronto a tornare a fare i compiti
è ancora fragile e se non riesce ad entrare nella routine può andare in crisi di nuovo
non c’è un interruttore per spegnere una crisi
nel recupero, allo studente serve tempo per tornare al programma

gli insegnanti lo possono aiutare con compiti molto motivanti
come un’attività legata ai loro interessi o che gioca su un’abilità particolare
deve indagare sulle cause per evitare che si ripresenti

da una crisi ci si deve chiedere: cosa abbiamo imparato?
avremmo potuto evitarla? Abbiamo intravisto i sintomi?
si chiama autopsia sociale, andiamo indietro e diciamo: dove sbagliamo?
cosa non abbiamo fatto che avrebbe potuto prevenire la crisi?
un modo per ridurre il meltdown
è il contatto continuo e collaborativo con la famiglia
è semplice: gli insegnanti devono parlare molto; devono conoscere Paul attraverso di me
e io devo sapere cosa ci si aspetta da lui attraverso l’insegnante
perché ci sono sempre diverse aspettative in ogni classe (negli USA ogni materia ha la sua classe, non come in Italia)
l’insegnante vede Paul e mi fa delle domande
Paul ha fatto questo, cosa significa?’ – ‘significa che è nervoso per qualcosa, prova questo’
parliamo delle procedure che hanno funzionato nel passato

creare una relazione, un dialogo con la famiglia
il fine di ogni insegnante è il successo di ogni studente, punto.
la famiglia vuole il meglio per il figlio
se costruisci una buona relazione e collaborazione
il bambino riuscirà a scuola
se uno studente ha la tendenza ad andare in crisi
e lo sappiamo, allora facciamo degli incontri
con la famiglia per fare delle strategie con i figli
molti insegnanti non vogliono farti star male dicendoti che tuo figlio ha dei comportamenti problematici a scuola
dimmi tutto, così posso aiutarti ad aiutare mio figlio
per la natura dell’autismo gli studenti non apprendono intuitivamente
hanno bisogno di istruzioni dirette, esplicite
per capire i propri sentimenti, controllare i comportamenti e prevenire delle crisi
gli servono istruzioni chiare (dirette)
per quanto riguarda la consapevolezza dei propri comportamenti
e su come applicare delle strategie
gli insegniamo, ad esempio, che quando cominciano a dondolarsi
significa che sei stressato
e se sei stressato usa questa strategia
se alcuni studenti più vecchi conoscono già delle strategie per controllarsi
è importante continuare a rinforzare queste abilità
le persone con autismo anche se hanno sviluppato delle strategie
conoscono i segni di allarme, così
bisogna sempre migliorare queste capacità di autocontrollo
e avere un piano
se un bambino ha bisogno di uscire, lasciatelo uscire
per gli insegnanti, per controllare un comportamento difficile
bisogna considerare lo studente all’interno del contesto della classe
conoscendo lo studente, i suoi punti di forza e di debolezza
occorre intervenire per tempo per ottenere i migliori risultati
Questa parte vi ha mostrato i problemi che si possono presentare

La prossima parte parlerà delle migliori strategie di sostegno che faranno il punto su quanto detto fino ad ora
e spiegherà come insegnanti, dirigenti, famiglie e personale possono
creare un ottimo ambiente per gli alunni con autismo
per altre informazioni visitate il sito che vedete qui sopra
oppure rivolgetevi alla vostra scuola
o ai CTI o CTS della vostra provincia

Autismo e scuole superiori (2a parte): strategie


<<< Vai alla prima parte

Seconda parte del video sulle strategie per una didattica efficace nelle scuole superiori con ragazzi con autismo.

Sottotitoli

La scuola secondaria è una sfida per i ragazzi con autismo
gli ambienti e i suoni, i rumori, la confusione, sono spesso troppo per la loro sensibilità
cercare di muoversi tra la folla e … la folla, non amano la folla
nel tragitto verso la classe
specialmente i primi giorni
è facile che ci sia stress e preoccupazione con un pensiero soprattutto
cosa devo fare?
non fanno altro che cercare le informazioni rilevanti
bisogna rendere le informazioni accessibili
si inizia comprendendo il modo di pensare degli studenti
pensate alle classi come ad un paese straniero
con una cultura differente
non capiscono quella cultura e quell’ambiente
spiegate subito cosa devono fare: qui ci si siede
qui c’è la vostra roba
oggi faremo questo
alla fine faremo questo
state spiegando la struttura
per gli studenti con autismo la struttura è fondamentale
molti diventano ansiosi e poco produttivi
in un ambiente caotico
si organizzano in un ambiente organizzato
e quando gli obiettivi sono chiari
e quando sono resi in modo visuale
quando entrano in classe trovano una lista di obiettivi alla lavagna
i compiti sono elencati in modo chiaro
dò il tempo di vederli, ne parlo un po’ con loro dei compiti
per molti studenti delle secondarie
le classi rappresentano un ambiente ideale per apprendere
non è sempre così per i ragazzi con autismo
per loro la classe è fonte di distrazioni
gli insegnanti dovrebbero saperlo soprattutto quando decidono la pianta dei posti a sedere
possono avere difficoltà se non hanno un supporto visivo
altri si distraggono vicino alle finestre o sono infastiditi dalle lampade
sono molto sensibile alle luci
per evitare questo, potrebbero indossare un berretto o occhali da sole o sedersi in una certa area della stanza
una classe ben strutturata è un vantaggio per gli studenti con autismo
questo vuol dire creare delle aree separate fisicamente o visivamente
gli oggetti sono sistemati in spazi a loro dedicati appositamente
apprezzano quest’ordine
per l’apprendimento gli insegnanti possono creare delle guide con i punti chiave evidenziati
molti hanno difficoltà, ascoltando, a capire quale sia la parte importante di quella frase
di quel paragrafo, li aiutiamo evidenziando il testo
o con guide con parole omesse in modo che loro vadano a cercare nel testo le risposte
gli studenti con autismo ottengono ottimi risultati se si viene incontro ai loro bisogni
STRATEGIE ESSENZIALI DI SOSTEGNO: priming, academic modifications, home base, visual supports, reinforcement
‘l’insegnante mi ha dato l’originale e i tuoi appunti’
‘così le puoi completare’
‘poi ti interrogherà sulla prima parte’
‘priming’ significa preparare alla lezione prima che si svolga
aiuta a familiarizzare con gli argomenti
aumentando la probabilità che imparino i concetti chiave e i dettagli
l’insegnange che sta di fronte alla classe
e dice: ‘prima leggiamo il capitolo 7, pagine da 19 a 25 ‘
poi vi spiego i concetti importanti
e poi farete un esperimento
questo è il priming (pronuncia: praiming)
è efficace quando è inserito nella routine quotidiana
e gli insegnanti lavorano con la famiglia per rinforzare questa strategia a casa
prof: ‘cosa fai se non ti piace il cibo?’
studente: ‘non lo sputo’
prof: ‘bene, e cosa fai?’
studente: ‘lo lascio da parte’
prof: ‘bene, bene, bene!’
io gli parlo una settimana prima di quello che deve fare
se ha una verifica venerdì, ne parlo già il lunedì precedente
se c’è una verifica impegnativa
lavoro con lui per un paio di mesi prima
perché se passa un po’ di tempo, dimenticano
un’altra strategia è fare ‘Academic modifications’
adattando i materiali ai bisogni degli studenti
a.m. varia da leggere ad alta voce la traccia
di una verifica a un tempo maggiore a disposizione
continuare a casa se hanno difficoltà
ci si preoccupa di qualsiasi cosa abbiano bisogno con pazienza
gli alunni potrebbero avere difficoltà
col ricordare delle parole
allora posso preparare delle domande a risposta multipla
posso utilizzare una lista di parole
di fronte al compito di leggere 30 pagine,
non mi aspetto che gli studenti con autismo lo facciano
a meno che questa non sia la loro abilità: leggere
altra strategia: un posto dove ridurre lo stress
lo chiamiamo: home base (casa base… dallo sport del baseball)
home base serve a restare calmi
quando si sentono stressati
io scrivo un appunto e lo mando in un posto dove si tranquillizza
gli diamo un’opportunità per uscire da una situazione di stress
che non disturba il resto della classe senza portare a comportamenti problemi che stigmatizzano l’alunno
la 4a strategia: supporto visivo
le etichette aiutano ad identificare cosa c’è in un contenitore
o dove mettere i compiti
gli aiuti visivi sono anche gli strumenti di self-management che aiutano la concentrazione
di solito evidenziano le fasi necessarie a completare una verifica (compiti strutturati)
gli studenti possono spuntare ogni fase completata
si può scrivere il tempo necessario accanto all’attività che il bambino può vedere
così controlla a che punto è
il compito deve essere fatto in 20 minuti, fino alle 10.20
sul supporto visivo puoi vedere se hai oltrepassato il tempo stabilito
di 5 minuti, alzi la mano e chiedi aiuto all’insegnante
dato che apprendono per immagini
hanno un beneficio dall’avere uno schema
o averne uno appeso al muro per guidarli durante la giornata
preferisco uno schema perché
per ricordare meglio cosa fare
così sono più organizzato
un’altro supporto visivo è un organizer grafico
che rende più facile la comprensione agli studenti
non evidenziano solo cose importanti
ma mostrano le relazioni tra di essi
abbiamo poi il ‘social script’
lo script dice allo studente cosa fare in una determinata situazione
l’insegnante lo scrive e l’alunno lo legge su una copia
se hanno difficoltà a fare domande
si può creare uno script che dice ‘ho dimenticato il libro di matematica’
‘cosa faccio?’
a volte hanno bisogno di un aiuto per prendere un’iniziativa
come mi unisco al gruppo? cos’è appropriato dire?
varia in base alle necessità degli studenti
per le difficoltà nelle routine, si può fare un video
a volte per capire cosa devono modificare o cosa fanno bene
se possono verificare da soli cosa fanno… guardano negli occhi?
ti ascoltano quando parli?
possono controllare nel video cosa accade o cosa dovrebbe accadere
la strategia final ‘rinforzo’ serve a compensare l’alunno per permettergli di migliorare
i rinforzi possono essere verbali, una pausa, poter usare il computer o meno compiti
è qualcosa che aumenta la probabilità che un comportamento si ripeta
un bravo insegnante li usa sempre
si usano per tutti, ma per i ragazzi con autismo
potrebbero essere usati per cose diverse
come parlare con gli amici o per non ripetere le cose
Usate insieme, queste strategie aiutano lo studente ad apprendere con efficacia
nonostante ciò, i cambiamenti sono parte della vita di tutti i giorni
i cambiamenti fanno parte della vita degli studenti
e sono difficili da affrontare per alunni con autismo
perché richiede che smettano di fare quello che stanno facendo
passare al compito successivo e concentrarsi su di esso
gli insegnanti possono ridurre l’ansia chiarendo cosa fare in modo accessibile
è impossibile prevedere i cambiamenti che interrompono le routine
sono le cose imprevedibili (l’allarme antincendio, un familiare che viene a scuola) che fanno sperare che l’insegnante conosca gli alunni per fornire il giusto aiuto a fronteggiarle
il supporto degli insegnanti è fondamentale per il successo degli alunni con disturbo dello spettro autistico
non c’è dubbio, all’inizio rappresentano una sfida
ma è una sfida che promette grandi ricompense
gli insegnanti hanno un compito difficile: far proseguire gli studi a tutti gli studenti
non c’è cosa migliore che vedere i propri alunni fare amicizia, superare le verifiche, vederli diplomarsi
se ricevono il giusto supporto dalla scuola, dal dirigente, dall’insegnante di sostegno, dagli insegnati curriculari e dalla famiglia non possono sentirsi meglio premiati
Questa parte ha riguardato le strategie per gli studenti con autismo
La prossima: ‘buone prassi per comportamenti problematici’
offre una guida per la gestione dei comportamenti problema per ragazzi nello spettro
per altre informazioni: www.researchautism.org
Per domande specifiche rivolgetevi al personale della vostra scuola o ai CTI/CTS

Traduzione: G.Gatto.

Autismo e scuole superiori

In questo video vediamo la prima parte di una serie di lezioni sull’autismo nelle scuole superiori. In questa parte si parla delle caratteristiche generali dei ragazzi e delle ragazze con autismo e di come sia diverso l’impatto dell’ambiente della scuola secondaria, rispetto agli ordini di grado inferiore. L’ambiente è molto più complicato. Negli USA, gli alunni si spostano da una classe all’altra per seguire le lezioni. Per loro questo è un problema, perché hanno bisogno di istruzioni precise sul da farsi, su come organizzarsi, ecc. L’aspetto relazionale e le abilità sociali sono un’altro aspetto importante per i ragazzi con autismo. Negli USA, in alcune scuole, vengono tenuti dei corsi per insegnare queste abilità sociali, ma non è possibile insegnare tutto. Ci sono alcune regole implicite nei comportamenti relazionali che non vengono insegnante e che le persone normalmente apprendono in modo intuitivo. Per i ragazzi con autismo questo non accade e bisogna specificare bene cosa si debba fare nelle diverse occasioni. Gli insegnanti devono strutturare le loro lezioni in modo da rendere facile agli alunni seguire le varie fasi, con le verifiche, l’utilizzo e l’organizzazione dei materiali, ecc. Strutturare il lavoro aiuta a creare un buon clima nella classe ed è di aiuto anche per gli altri alunni. Avere in classe gli alunni (da noi è la regola, negli Stati Uniti no) è una ricchezza per gli studenti e gli insegnanti. I primi imparano ad apprezzare le differenze con gli altri e anche a capire ciò che invece li accomuna. Gli insegnanti riescono a creare delle lezioni più coinvolgenti per tutti e se sanno fare le giuste domande, dopo essersi conquistati la fiducia degli alunni con autismo, dalle loro risposte possono migliorare la qualità delle loro lezioni. La prossima parte parlerà in modo più specifico delle strategie per gli alunni con autismo al fine della loro efficace inclusione in classe.

Traduzione: G. Gatto.

Trascrizione dei sottotitoli

Le strategie presentate in questo video
si basano su ricerche e buone prassi
Speriamo vi siano utili con gli alunni
Chiedete di descrivere un bambino con autismo
Vi risponderanno con stereotipi
un bambino non verbale
Chiusi, tagliati fuori
non comprendono il linguaggio
non pensano come dovrebbero
Rain man, lo dicono tutti
ha difficoltà a comunicare
hanno gravi disabilità cognitive
se qualche definizione va bene per alcuni ragazzi
non rappresentano il quadro completo
quando comprendiamo cosa sia e le conseguenze
capiremo meglio come agire e come integrarli nelle classi
CAPIRE L’AUTISMO. Una guida per gli insegnanti delle secondarie
1° video: caratteristiche
L’autismo è un disturbo persistente dello sviluppo
che ha conseguenze sulla comunicazione, relazione e interazione nei contesti
è una condizione neurologica che ha degli effetti sulla comunicazione e sulle interazioni sociali
Sono aumentati molto negli ultimi anni
è molto più facile incontrarli in classe, nelle comunità
capire il loro punto di vista può essere difficile
ma il confronto è utile
Se mi si chiede un parere su cosa li caratterizza
I soggetti con autismo elaborano le informazioni in modo diverso
Chi ha una disabilità visiva non processa le informazioni visive allo stesso modo
Le persone con autismo elaborano l’ambiente in modo diverso
spesso non comprendono di cosa parli
Hanno difficoltà a capire l’idea generale
Non interpretano il mondo come pensiamo
L’autismo è detto disturbo dello spettro autistico
Perché i sintomi si combinano in molti modi
con disturbi da lievi fino a disturbi gravi
Per questo si va da chi ha gravi disabilità a chi ha sorprendenti abilità
il QI può variare
da 20 a 150 o più
ci sono bambini che non parlano
e altri che parlano meglio di un docente
alcuni preferiscono stare da soli
e altri che vorrebbero fare amicizia ma non sanno come
possono essere sensibili all’ambiente
venendo distratti dal rumore di un computer […]
alcuni hanno un udito così sensibile
che possono sentire i rumori di lavori in corso
a distanza di decine di metri
possono distrarsi per il rumore di una matita su un foglio
o dal rumore di un quaderno sfogliato
è difficile per loro non tanto stare calmi
ma anche attendere, comprendere cosa accade intorno
al livello alto del funzionamento dello spettro
ci sono quelle persone abili nell’uso del linguaggio
e a farlo in modo efficace
da un punto di vista degli apprendimenti sono molto abili
e per questo spesso frequentano le classi mainstream
tuttavia hanno molte delle caratteristiche dell’autismo
Hanno gli stessi processi, solo un modo diverso di comunicare
I loro problemi risiedono nell’area
delle abilità sociali
è difficile orientarsi nell’ambiente sociale
possono essere ansiosi
questo crea difficoltà nei contesti complessi
nulla è più complicato delle superiori
nelle elementari non appaiono diversi dai loro coetanei
alle superiori si notano di più
le sfide del contesto sembrano sopraffarli
hanno molti insegnanti
devono comprendere regole diverse
spostarsi da una classe all’altra
il materiale per ogni classe
come tenere in ordine il materiale
in modo che sia pronto per il suono della campanella
come arrivare in classe in tempo
come socializzare nei corridoi
[…] cosa fare a pranzo
quanto tempo serve per fare i compiti
la scuola è bella ma ci sono delle sfide
come arrivare in classe in tempo
correvo per arrivare in tempo
L’autismo ha un impatto su molte aree dello sviluppo
e l’impatto è diverso per ognuno
per questo non esistono persone con l’autismo uguali
gli insegnanti delle secondarie devono essere in sintonia
con le modalità comunicative degli studenti
possono parlare e parlare bene,
ma la comprensione può avere delle difficoltà
hanno difficoltà a leggere tra le righe
non capiscono il sarcasmo o gli scherzi
un bambino con autismo
può non capire lo humor
potrebbero aver bisogno di istruzioni chiare
ho bisogno che tu faccia questo
ho bisogno che smetta di fare questo perché…
si sentono più sicuri se sanno cosa devono fare
cosa fanno bene e cosa non fanno bene
La comunicazione con i ragazzi con autismo
Deve essere appresa un alunno alla volta
Chiedo ai miei studenti come vogliono che comunichi con loro
Ho lavorato con bambini che con un gesto indicavano di non voler essere chiamati
Un’altra caratteristica comune nell’autismo
sono i comportamenti ripetitvi
che possono variare molto, dal dondolarsi allo sbattere le mani
Fino a quelli che si concentrano su un argomento, ripetendolo spesso
o hanno bisogno di fare le cose in un ordine preciso
cosa fanno bene e cosa non fanno bene
alcuni hanno grandi abilità verbali
Sono molto interessato nello studio dei pesci
come quelli che hanno più sale al loro interno che l’acqua stessa
solo perché parlano in modo approfondito in un monologo
non vuol dire che non hanno una disabilità
alcuni pesci si combattono finché uno cede
un monologo non è una conversazione
ti dicono tutto ciò che sanno
[ragazza] posso venire?
[ragazze]… mhh non lo sappiamo …
i nostri ragazzi sono ad un terzo dell’età cronologica
un bambino di 12 anni ad alto funzionamento
può avere abilità sociali di un bambino tra i 4 e gli 8 anni
molti non hanno competenze sociali
Le regole e le interazioni nelle conversazioni ‘casual’
non le comprendono
per interagire deve sapere quando intervenire (i turni)
saper interpretare le espressioni, i gesti
saper fare domande
sono tutte sfide per un bambino con autismo
spesso le persone con autismo non sanno cosa dire perché non sanno quale sia la cosa giusta da dire
le regole non scritte nell’interazione sociale
– che non capiscono – sono chiamate il curriculo implicito
è ciò che del mondo in qualche modo sappiamo
se c’è una persona sul bus, non ci sediamo di fronte ad essa
come lo sappiamo? nessuno ce lo ha insegnato
Invece le persone con autismo vanno a sedersi proprio di fronte
perché gli è stato detto di socializzare, di non ignorare le persone
il curriculo implicito contiene le regole non scritte
vi sono dei dettagli che nessuno ci ha spiegato in modo diretto
e le persone con autismo non le colgono
come mi comporto con chi conosco bene e chi conosco appena?
come mi comporto in classe, sul bus…
molte scuole hanno corsi per le abilità nelle interazioni sociali
Per spiegare esplicitamente ciò che si apprende intuitivamente
dall’esperienza quotidiana
si basa sul lavoro sulle abilità sociali
sull’interazione con altre persone
cose che serviranno anche dopo la scuola
cosa facciamo
dato che parleremo di espressioni appropriate
apprendono la prossemica
il tono da usare e argomenti simili
ho dei problemi con il contatto visivo
provo almeno per un po’ a farlo
coinvolgiamo studenti neurotipici per l’interazione sociale
proviamo a inscenare delle situazioni che riproducono quelle reali
Bullo 1: è lei la ragazza che ti piace? Quella laggiù?
Vittima: Sì
Bullo 1: vai e dille che è grassa, le piace
Vittima: sei sicuro? – Bullo: si
Se i corsi preparano gli studenti per le situazioni di ogni giorno
non li possono preparare a tutto
sei grassa
perché mi dici questo?
non si rendono conto di essere vittime di bullismo
per questo lo sono per più tempo
il fatto che le difficoltà nel linguaggio
che non sanno di essere vittima di bullismo
il fatto che si comportano in modo diverso
li rende dei facili obiettivi
bullo: non ci credo!
nella scuola secondaria
gli insegnanti vedono gli studenti in difficoltà
con le competenze di base
organizzare i materiali
programmare le verifiche da fare
sono spesso sfide formidabili per chi ha l’autismo
è l’attività che li impegna di più
tenerli al passo
ricordargli cosa devono fare
spiegargli che non stanno facendo la fase 2 3 e 4
che dovrebbero fare
l’ansia può essere alta
a confronto con tante informazioni in contemporanea
più rimangono indietro, più ansiosi diventano
e questo può condurre a comportamenti problema
anche se non ci sono studenti uguali
apprendono in modi simili
apprendono in modo visuale
hanno bisogno di vedere
e interpretare
quello che non è letterale
che non è atteso o presunto
deve essere reso esplicito
e dovrebbe anche essere scritto
vanno bene quando sanno cosa accade
entrano in classe e si aspettano di essere al loro posto in tempo col loro materiale
suona la campanella e sono pronti
alla lavagna scrivo il programma
così sanno cosa sta per accadere
e scrivo anche per i compiti per casa
così se non cambio dal primo all’ultimo giorno
se mantengo la struttura e la coerenza
penso sia molto importante per loro
la routine crea un buon clima in classe
e aiuta molti a ottenere ottimi risultati
c’è un ragazzo molto interessato alle piante carnivore
dato che non sa riconoscere il linguaggio non verbale
non avverte se gli altri si annoiano o sono interessati
continua a parlare dell’argomento
per tutto il tempo che vuole
puoi vederla come una difficoltà, tuttavia
probabilmente questo ragazzo probabilmente crescendo diventerà un botanico
le abilità uniche degli studenti con autismo
può ampliare le esperienze degli altri studenti e insegnanti
oltre le materie scolastiche
avere uno studente con autismo in classe
può insegnare agli altri
che esistono differenze
e ad accoglierle
nessuno è normale
ognuno è diverso
e questo ci rende interessanti
questo è un altra dinamica interessante
penso che possa insegnargli ad apprezzare le differenze
i bambini con autismo possono migliorare il tuo modo di pensare
se presti attenzione
se fai le domande giuste
e se si fidano
e si sentono accettati al punto da rispondere spontaneamente
scoprirai che la qualità e la ricchezza di quello che insegni
migliora grazie alle risposte ed alle idee che esprimono
recentemente con i ragazzi inclusi nelle classi
gli insegnanti hanno l’occasione i creare delle lezioni più coinvolgenti
per tutti i loro studenti
se possiamo assicurarci
che parte di quello che gli alunni
apprendono è che ci sono delle somiglianze
nelle attività che condividono, che a loro piacciono
probabilmente ci vuole un tempo maggiore per capire questa persona
ma si crea anche una connessione per cui capiamo che non siamo diversi
siamo anche simili
questa parte vi ha dato un quadro generale delle caratteristiche dell’autismo
e degli effetti sugli alunni con questa diagnosi
la prossima parte chiamata INCLUSIONE IN CLASSE
mostra interventi e strategie con i ragazzi con autismo
per la loro riuscita a scuola
per maggiori informazioni visitare www.researchautism.org
per domande specifiche contattare i responsabili dell’inclusione della vostra scuola
o il vostro CTS (centro territoriale di supporto) o CTI (centro territoriale per l’inclusione)

Autismo e cause, approcci ed ipotesi (seminario)

seminario autismo
seminario venuti

Seminario di Paola Venuti

Si parla di autismo, delle sue cause, sfatando allarmismi provocati dalla disinformazione.

Paola Venuti

Paola Venuti

Docenti di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento

In questo video di 60 minuti viene riprodotto il seminario online (del 2013) di Paola Venuti in cui si parla di autismo e delle ipotesi sulle sue cause.
Vengono fornite le informazioni fondamentali per la conoscenza dell’autismo, sulla base delle conoscenze attuali. L’argomento è di grande importanza perché le diagnosi di autismo sono in forte aumento, da quanto risulta dalle ricerche effettuate in molti paesi stranieri. In Italia non esistono dati epidemiologici sull’autismo. È importante conoscere i sintomi per una diagosi precoce. I sintomi sono molti e molto vari.

Non ci sono sicurezze sulle cause. I fattori sono genetici in parte. Si sta comunque arrivando a delle conclusioni. Si sa con una certa precisione quali sono le zone del cervello che vengono colpite e alterate.

Indice:

  • Aree del cervello interessate dall’autismo
  • Il cervello sociale
  • Astrazione
  • Funzioni complesse
  • Trattamento precoce
  • I vaccini possono essere una causa dell’autismo?
  • Si può diagnosticare l’autismo su un bambino di 13 anni?
  • Lavoro con autismo grave con adulti. Come gestire le emozioni in questi casi? farle anche scaricare?
  • Come si fa a lavorare precocemente se la diagnosi avviene tardi?

Aree del cervello interessate dall’autismo

Le aree maggiormente toccate sono tre. L’area che interessa le funzioni del linguaggio (in parte), del ragionamento astratto, dell’attenzione, della pianificazione, dell’associazione. Molti dei soggetti con autismo hanno compromessa quest’area. Le conseguenze delle compromissioni sono: la mancanza dell’attenzione condivisa, l’incapacità di trasferire l’attenzione dall’adulto all’oggetto e a dirigere l’attenzione sull’oggetto all’adulto (età di 14 – 15 mesi). È questo uno dei principali sintomi dell’autismo. Vi sono poi le difficoltà nel linguaggio. Linguaggio bizzarro, ecolalico, poco reciproco. In passato vi erano più casi di autismo senza linguaggio perché non si interveniva precocemente.

L’altra area toccata è il sistema limbico (la parte più antica dell’uomo) in cui ci sono l’amigdala e l’ipofisi che regolano i movimenti involontari, le espressioni facciali, l’emotività. È una delle prime zone del cervello che si forma (2°-3° mese di gestazione). I problemi in questa zona si riflettono nell’espressione emotiva, che è una delle difficoltà principali dei soggetti con autismo. Sono state fatte delle analisi sul pianto dei bambini che è regolato dal sistema limbico. Da un’analisi su questo aspetto, le onde acustiche prodotte sono più brevi, la modulazione è scarse e non ha le caratteristiche picco pausa picco pausa che ha il pianto di un bambino non autistico. La ricerca ha confrontato, poi, le sensazioni che provano genitori e non genitori (italiani e giapponesi) di fronte al pianto dei bambini autistici e non autistici e, sia con gli italiani che con i giapponesi, è risultato che il pianto appariva diverso. È stato studiato anche come viene recepito il pianto con la risonanza. Le aree del cervello attivate erano diverse. Si è attivata l’ipofisi che analizza le sensazioni di tipo negativo e che cerca di dare significato ai suoni: questo indica che il cervello di chi ascolta non riesce a dare un significato al suono che sente.

La terza area è l’area del cervelletto. Ci sono delle anomalie in questa area. Ci sono delle anomalie in aree che regolano la motricità, l’equilibrio la simmetria posturale e la regolazione e pianificazione delle azioni motorie. È stata, perciò, analizzata la postura dei bambini a 5, 13 e 20 mesi. Tendono ad avere una postura poco simmetrica. L’assenza di simmetria (anche i soggetti adulti), può essere attribuita ad alterazioni nel cervelletto.

Il cervello sociale

Vi sono problemi diversi nelle diverse aree a seconda dei soggetti, questo spiega perché ci siano così tante differenze tra i soggetti con autismo. L’area del cervello sociale è compromessa nei soggetti con autismo. Questa riguarda le connessioni tra le varie parti del cervello. La rete del cervello sociale comprende zone diverse coinvolte nell’elaborazione delle informazioni di natura sociale: guardare un volto umano, riconoscere le espressioni, guardare negli occhi la persona che parla, riconoscere gli stati emotivi, riconoscere i movimenti di tipo sociale (avvicinarsi, allontanarsi, prendere per il braccio, ecc.). Le aree interessate si trovano nei lobi temporali (di cui si è parlato prima), nell’amigdala (che si trova nella zona tronco encefalica) e nei lobi prefrontali. Le tre aree di cui si è detto prima hanno quindi altre strutture al loro interno e la loro connessione sembra essere danneggiata nei soggetti con autismo. È forse questa la compromissione maggiore nei soggetti con autismo.

Astrazione

Nei soggetti con autismo, non funzionando correttamente le connessioni, anche alcune funzioni cognitive risultano compromesse, come il passaggio dal concreto all’astratto, oppure una percezione basata più sui dati macroscopici reali, piuttosto che sui presupposti emotivi o astratti. Restano legati al dato concreto, al dato percettivo, immediato e fanno fatica a discostarsene. L’astrazione implicata diventa difficile, quindi, per un problema di connessioni. Si parla di soggetti che restano legati al dato percettivo reale, ma che sono capaci di fare calcoli matematici. Risulta per loro difficile partire dal dato e arrivare all’astratto. Abbiamo così il deficit della mentalizzazione, il deficit della teoria della mente, della capacità di “mettermi al posto di”. Sono tutte difficoltà che non sono dovute a dei danneggiamenti di aree specifiche, ma al funzionamento di aree cerebrali. È fondamentale lavorare precocemente su queste competenze, per attivare le connessioni attraverso l’esercizio e, quindi, ottenere buoni risultati sul piano comportamentale.

Funzioni complesse

Questo tipo di problematiche hanno delle ripercussioni sulle funzioni complesse, come quelle cognitive: di pianificazione, di flessibilità, di inibizione, memoria del lavoro, ecc.
Queste funzioni complesse negli autistici sono problematiche. È una generalizzazione e si basa su ricerche fatte su soggetti sui quali non è stato fatto un intervento precoce. Le funzioni esecutive generalmente sono complete nell’adolescenza. Quando studieremo i dati sui soggetti sui quali è stato fatto un trattamento precoce, forse ci saranno degli ottimi recuperi nelle loro funzioni esecutive e quindi si eviteranno una serie di problematiche relative a queste funzioni.

Trattamento precoce

È quindi molto importante intervenire molto precocemente. Si viene a creare, infatti, un circolo vizioso che, partendo da deficit neurologici, genera delle compromissioni che interessano la relazione, il modo in cui il soggetto mette in atto sistemi difensivi per gestire ansie e paure. Diventa un circolo perverso in cui si peggiora sempre di più. Questo è il motivo per cui è necessario lavorare con l’autismo molto precocemente. Altrimenti viene a compromettersi il sistema cognitivo, il sistema relazionale. Inoltre i soggetti, se non lo si fa, si distaccano sempre di più dalla realtà. Un lavoro precoce in cui è coinvolto anche l’ambiente che tiene conto delle difficoltà del neuro-sviluppo e risponde adeguatamente ad esse, permette, generalmente, di avere dei comportamenti molto più adeguati e di innescare un circolo virtuoso, piuttosto che un circolo vizioso.

Autismo come diversità del funzionamento della mente

Non bisogna considerare l’autismo come una patologia, come mancanza di qualcosa, ma piuttosto come qualcosa che funziona in modo diverso. Per questo motivo non siamo sempre in grado di capire i segnali del bambino. Spesso possiamo attribuire a ciò che osserviamo delle implicazioni, delle valenze, delle emozioni che non corrispondono a ciò che effettivamente il bambino prova.
Le difficoltà di familiari, insegnanti ed educatori risiedono proprio in questo: nell’attribuire correttamente quelle relazioni generali di causalità come facciamo con i bambini neurotipici. Facciamo degli esempi:
> Ti chiamo. Non ti giri.
> Allora parlo ancora più forte.
Questo è quello che si fa normalmente con un bambino con sviluppo tipico. Pensi che si giri perché non ti stia sentendo. Con un bambino con autismo, invece, questo può dipendere da una difficoltà di integrazione sensoriale o da una difficoltà di coordinamento, per cui gridare, alzare la voce non risolve il suo problema. Cosa dovremmo fare, invece? Ci dobbiamo muovere e andare davanti al bambino, toccarlo. In questo modo attiviamo i suoi comportamenti. Questo esempio è molto semplice, ma serve a far capire come sia importante spogliarsi dell’attribuzione immediata di significato (che attribuiremmo ad un comportamento di un bambino con sviluppo tipico) e cercare di tenere presente la diversità del bambino con autismo e il modo completamente diverso di funzionare che ha la sua mente. Parliamo, perciò, di autismo come diversità e non di una patologia che implichi delle mancanze.

Domande poste alla fine del seminario.

D: I vaccini possono essere una causa dell’autismo? Purtroppo Internet non aiuta, in molti siti consultati dalle persone comuni ci sono riferimenti a questo presunta correlazione.
R: Penso che abbia assolutamente ragione, Internet può diffondere disinformazione (bisognerebbe dare molta enfasi ai possibili effetti di questa diffusione di notizie senza supporto di fatti provati scientificamente, ndr). Ci sono accurate ricerche su queste ipotesi, sul numero di Nature di novembre 2012 c’erano alcuni dati di ricerche di questo ambito e ci sono anche altre ricerche fatte in Giappone e negli Stati Uniti in cui risulta chiaro che non c’è nessuna connessione tra vaccino e autismo. Perché molti genitori attribuiscono la causa al vaccino? Un po’ perché è molto più semplice. È difficile per un genitore pensare che il figlio ritenuto sano per tanto tempo, improvvisamente abbia un problema senza sapere neanche perché. Un po’ perché, siccome i primi segni dell’autismo si manifestano nel corso del secondo anno e il secondo anno è l’anno delle vaccinazioni, può succedere che il bambino abbia l’influenza e che passi dei giorni in cui abbia delle disfunzionalità: in genere la febbre comporta un po’ di nervosismo. Immediatamente dopo, si notano dei segni e si fa una connessione temporale che è completamente sbagliata. Siccome sulle vaccinazioni ci sono molti orientamenti sul fatto che siano dannose o meno, non voglio entrare in questa discussione anche perché, non essendo medico, faccio fatica a rispondere a questi argomenti. Essendo, però, una ricercatrice universitaria, credo che laddove le ricerche non hanno confermato una correlazione tra autismo e vaccinazioni, dobbiamo stare molto attenti a divulgare informazioni non supportate da prove scientifiche. Chiaramente le informazioni che provengono da Internet possono essere non attendibili. Il tam tam tra genitori molte volte è dannoso su questo punto.

D: Si può diagnosticare l’autismo su un bambino di 13 anni?
R: Certo. È un po’ tardi, ma si può fare. A volte soggetti con alto funzionamento o Asperger, bambini che hanno parlato, che sono intelligenti, non riescono a ricevere una diagnosi perché per molto tempo si è pensato che autismo vuol dire capire, essere escluso dal mondo, non parlare e cose del genere. Allora succede che si debbano diagnosticare ai ragazzi che hanno avuto nel corso degli anni tutta una serie di diagnosi (nevrosi, disturbi emotivi, comportamenti asociali).

D: Lavoro con autismo grave con adulti. Come gestire le emozioni in questi casi? farle anche scaricare?
R: Il problema con l’autismo adulto è attualmente molto complesso, perché sono soggetti che da bambini sono stati “maltrattati”, perché non era chiaro che fossero autistici e forse sono stati trattati come soggetti con un ritardo. Non c’è niente di meglio per fargliela venire davvero quella patologia. Se pensi che un soggetto non capisce, non gli parli in modo che lui capisca oppure parli di lui come se non capisse ed invece lui capisce. Per questo i soggetti con autismo adulti hanno una grande complessità emotiva e un gran numero di emotività negativa che scaricano anche con comportamenti autolesionistici. Non è facile trovare una soluzione. Implica una grande osservazione dei loro segnali di disagio e i loro segnali di piacere. Non bisogna pensare di non far niente con loro, ma non pensare neanche di poter fare miracoli che li portano ad avere una sovrastimolazione che non ce la fanno a reggere. Bisogna lasciare dei momenti di ‘scarico’ o, meglio, dei momenti di rilassamento, dei momenti in cui dobbiamo tollerare anche che ci siano dei momenti stereotipati o comportamenti di chiusura. Dobbiamo, però, evitare di imporre una stimolazione che può essere dannosa. Credo che l’obiettivo fondamentale sia quello di farli stare bene, contenti, nei contesti normali di vita, quanto più è possibile. Bisogna cercare delle attività che hanno un senso di qualcosa di finito, qualcosa per gli altri, che gli dia piacere, dalla passeggiata al costruire, ma osservando sempre il loro stato. Le stereotipie sono un grande rilevatore delle stato emotivo degli adulti con autismo. Aumentano notevolmente quando sono a disagio. Ognuno ha dei modo diverso di manifestare le emozioni, con stereotipie, dondolii, suoni, che ci possono far capire se stanno bene o stanno male.

D: Come si fa a lavorare precocemente se la diagnosi avviene tardi?
R: Se ci sono dei segni e non siamo sicuri della diagnosi, posso lavorare lo stesso. Posso non avere la diagnosi completa di autismo, ma se un bambino mi sembra che sia chiuso, che non sia contento di stare con i suoi coetanei, ci devo lavorare, perché comunque è un comportamento che alla lunga non andrà bene, anche se non sarà autistico. Bisogna, allora, togliersi la paura dell’autismo, togliersi la paura di andare a farsi vedere, perché se poi mi dicono che è autismo sto troppo male. Non bisogna neanche preoccuparsi di dire vado dallo psicologo, non vado dal neuropsichiatra. Bisogna andarci e sapere che se delle cose sono atipiche, non si stanno sviluppando come gli altri, non è male lavorarci. Viviamo in un altro mondo, in una società che è cambiata e trasformata, viviamo in una famiglia che sta cambiando in cui c’è bisogno di aiuto dei professionisti. Non dobbiamo aver paura di chiederlo. Molte volte non dobbiamo aver paura di pretenderlo, perché molte volte i genitori lo chiedono e gli si dice: “aspetta”. I genitori devono diventare capaci di dire non voglio più aspettare.