Strategie di rilassamento per l’autismo: musicoterapia

In questo video vedremo delle strategie per calmare i ragazzi con autismo attraverso la musicoterapia.

Avremo l’occasione, così, di vedere, in cinque minuti, come avviene in pratica l’utilizzo della musica, insieme ad altre strategie, per riuscire ad interagire in modo efficace con una bambina autistica non verbale.

Ryan Judd è il terapista certificato che applica il metodo nel video e dimostra come sia efficace questo metodo per riuscire ad avere una buona interazione e un buon contatto visivo con la bambina. All’inizio si vede che la bambina è agitata, poi con i giusti modi, con una musica rilassante e con la mediazione del gioco delle bolle di sapone, le cose migliorano decisamente. Vi lascio alla visione del filmato, molto esplicativo, con sottotitoli realizzati da Giovanni Gatto.


Strategie per l’autismo a scuola

Il dott. Marco de Caris, psicologo e docente di Psicologia della riabilitazione all’Università dell’Aquila, spiega quali siano le strategie dell’educazione per gli alunni con autismo. Il dottore ha in trattamento persone adulte con autismo ad alto funzionamento. Questo fornisce al dottore la possibilità di conoscere ciò che avviene nella mente di queste persone, aprendo così uno squarcio nella comprensione dei comportamenti delle persone  con autismo che non si sanno esprimere. Molto interessante la parte in cui fa alcuni esempi sulle difficoltà nelle competenze sociali.

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Gli interessi speciali dei ragazzi con autismo (secondo Remrov)

Pubblichiamo un altro video di Remrov con un altro ‘topic’ molto interessante: gli interessi ‘speciali’ dei ragazzi con autismo. Si tratta di un’altra caratteristica che accomuna molte persone con autismo: collezionare oggetti e particolari interessi. Alcuni le chiamano ossessioni, ma Remrov non condivide l’uso di questo termine per l’accezione negativa che la parola suggerisce, oltre che per il fatto che il legame a questi oggetti ha una funzione: rassicurano. Le persone con autismo, infatti, sono molto spaventate dalle situazioni nuove, dalle cose imprevedibili. In queste situazioni provano una forte ansia. Questi oggetti, cui sono così legati, li rassicurano e li confortano, lenendo l’ansia provocata dall’imprevedibilità di certe situazioni. Secondo Remrov, basta tenere in tasca uno di questi oggetti per essere più tranquilli (nel suo caso, porta con sé un piccolo pupazzetto dei puffi). C’è un altro aspetto cui prestare attenzione: la predilezione per i pattern, le sequenze. Anche in questo caso, l’artista dei disegni fotorealistici, ci fornisce una chiave per l’interpretazione di questa particolarità che accomuna molte persone con disturbi dello spettro autistico. I pattern, le sequenze che si ripetono, danno loro un senso di tranquillità perché sono prevedibili, a differenza degli eventi che accadono in società che non si possono prevedere e che, quindi, creano confusione e paura nelle persone con autismo.

Traduzione: G.Gatto.




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Autismo e scuole superiori (terza parte)

Terza parte sull’autismo alle scuole superiori. Il video, in inglese, è stato sottotitolato in italiano. Questa parte riguarda i comportamenti problema che possono verificarsi nei momenti di crisi. Verrà spiegato quali sono i momenti della crisi, quali sono i sintomi, come si scatena e cosa accade dopo. Ci sono degli ottimi consigli sulle strategie da adottare per prevenire questi momenti difficili.



Sottotitoli

Traduzione a cura dello sportello autismo A.Keys

Alcune frasi, non fondamentali per la comprensione, non sono state tradotte

Capire l’autismo – guida per le scuole secondarie
Buone prassi per i comportamenti problema
I ragazzi con autismo spesso incontrano dei cambiamenti nell’ambiente
questo rende la routine quotidiana difficile da gestire per loro

cambiare classe, interagire con i docenti  e i compagni può creare stress per loro
così ragazzi ansiosi diventano ancora più ansiosi
comincia ad agitarsi a dondolare
si guarda intorno e comincia muoversi, può alzarsi dalla sedia
diventa teso e ansioso
se questi momenti non vengono gestiti questa escalation può portare 
a comportamenti problematici e ai cosiddetti ‘meltdowns’ (crolli)
i meltdown possono essere incredibili
possono essere molto violenti
anche da parte di un individuo che non è violento
stop non devi farlo’ – C’è questo ragazzo seduto al suo posto che lavora
tu vai vicino, metti a posto una matita sul suo banco
e tanto basta: si alza di scatto, spinge il banco
inizia a colpirsi, può fare quello o urlare
a scuola il meltdown può consistere nel battere sul banco
urlare contro l’insegnante oppure
fare delle strane espressioni del viso
gridava e gli adulti hanno dovuto portarlo via dalla classe
e poi nell’ufficio del preside per cercare di calmarlo
una crisi avviene quando la situazione, il compito o gli stimoli
vanno oltre la loro capacità di controllare l’ansia
molti non riescono a comprendere i loro sentimenti o le emozioni che provano
non sanno se sono poco o molto agitati
o se sono ansiosi. Il problema successivo
è che non riescono ad associare le emozioni a quello che accade
se – ad esempio – fa un paio di errori in un test
è ‘la fine del mondo’ perché non riesce a comprendere che
non è poi così grave
e che il modo di reagire dovrebbe essere:
non fa nulla. Farò meglio la prossima volta. L’altro problema è…
una volta che sono arrabbiati, è difficile farli calmare
non lo fanno deliberatamente, non sono arrabbiati con
gli insegnanti o con i compagni
il loro comportamento può essere difficile da contenere
Quando questo accade a Nicholas
Non sembra un ragazzo con autismo, ma come un teenager ribelle
Devo andare al bagno’ – urla Nicholas
Le crisi sono il modo per uscire dalla frustrazione, per cause varie
molte cause possono portare ad una crisi
una può essere l’ansia per non sapere cosa viene dopo
situazioni ‘sociali’ in cui non sa cosa deve fare
non riuscire ad essere assistiti quando ne avrebbero bisogno
avere troppi o pochi stimoli
può capitare se sono frustrati perché non comprendono qualcosa
se gli si chiede di fare qualcosa che loro non vogliono fare
ogni studente è diverso
e ogni crisi può essere provocata da cause differenti
quando c’è una crisi
gli chiedo di mantenere la calma, perché l’ansia non aiuta affatto
anche se gli studenti non se ne accorgono, le crisi danno segnali
spetta all’insegnante cogliere questi segnali
di solito vi sono 3 fasi:
la fase della rabbia o del meltdown e la fase di recupero
nella fase rumbling si comporta in modo fuori dall’ordinario
possono sembrare segnali di poco conto, ma non è sempre così
possono cominciare a tamburellare con le dita sul banco
tremano con le gambe, si schiariscono la voce,
a volte parlano più forte del solito
ciò che possiamo notare in questa fase
sono dei cambiamenti fisiologici: sudano, arrossiscono,
ci sono cambiamenti che sono diversi dal solito
possono esserci comportamenti come
il rivolgersi in modo aggressivo ai compagni
gli insegnanti devono essere pronti e preparati
per reagire quando qualcosa non va per il verso giusto
quando uno studente si trova in queste situazioni
faccio di tutto per riportarli
nella loro ‘confort zone’ (per calmarli)
alcuni ragazzi hanno solo bisogno di muoversi, di uscire
per disintossicarsi dalla situazione, per così dire, che lo facciano
la cosa principale è capire i segnali di avvertimento
quando un insegnante vede questi segnali
deve intervenire subito, ma in un modo che non peggiorino la
situazione. Possono cercare di distrarli o usare tecniche per calmarli
per recuperare il controllo prima che entri nella fase di crisi
è importante che l’insegnante capisca
quali sono i bisogni dell’alunno
conosci i segni e le strategie che hai a disposizione
che usi nella tua routine
una strategia efficace si chiama ‘antiseptic bouncing’
che consiste nel separare l’alunno dall’ambiente che causa stress
nel modo più impercettibile possibile
quando vedi i segnali vai da lui e dici ‘porta questo al sig. Johnson’
il sig. Johnson non ha bisogno di nulla,
ma sa che quando è necessario, Nicholas gli porterà qualcosa
può andare a bere, in bagno, salutare la segretaria,
o portare dei kleenex e poi tornare in classe
nel tempo che esce e ritorna, si distrae e si calma
un’altra strategia: mandarlo nella ‘home base’ (casa base)
chiamata qualche volta la ‘cool zone’ (zona della quiete)
è un posto per smaltire lo stress
non è un posto per evitare i compiti
può essere l’ufficio della logopedista, un laboratorio, ecc.
ti do cinque minuti (usa il timer) e ti do un po’ di spazio, ok?
di solito abbiamo un piano per gestire lo stress
un posto creato per questo, una posto dove andare
un posto dove possono recuperare la compostezza
se non si fa qualcosa
entrerà nella fase della crisi
dove può perdere il controllo a volte in modo esplosivo
può colpire qualcosa, gridare
distruggere delle cose o chiudersi in se stesso
quando hai una crisi
sei preso in ostaggio dalle emozioni
non hai più il controllo
alcuni possono urlare, piangere
correre fuori dalla classe, lanciare i banchi
Paul, il figlio di Lisa, ha delle crisi che variano nelle manifestazioni
le crisi variano e dipende da dove ti trovi
a scuola anche se Paul è un ragazzo allegro e molto gentile
le crisi sorprendono le persone che non le hanno mai viste prima
per quanto violento può diventare
quando c’è una crisi gli insegnanti devono sapere cosa fare
quali aiuti usare ed essere pronti ad agire
ci deve essere un piano
e nel piano bisogna prevedere
quando mandare l’alunno fuori dalla classe
dove vanno gli altri ragazzi, chi è che controlla
chi ci aiuta se un ragazzo ha una crisi e
cosa dovrei fare durante quella crisi
durante una crisi, l’insegnante dovrebbe tenere a mente una regola
assicurarsi che tutti siano al sicuro, questo è il punto, spesso devi spostare tutti perché è troppo difficile
soprattutto alle superiori, se prendiamo un ragazzo di 15 anni, alto 1 metro e 80
non riesci a spostarlo, devi far spostare tutti gli altri
avere un piano e attuarlo correttamente è fondamentale per far riprendere il controllo al ragazzo
L’ultima cosa che desideri
è che l’alunno abbia una crisi, perché è difficile recuperare
i compagni cominciano a pensare che abbia un problema maggiore
di quello che veramente ha, per questo gli insegnanti devono cercare
di evitare che accada
sono gli insegnanti a fare la differenza
quando si tratta di evitare una crisi, prima di tutto,
chi lavora con Paul lo conosce bene, guarda il suo volto, il linguaggio del corpo
non aspettano che vi dica qualcosa, perché allora è già troppo tardi
dopo la crisi c’è la terza fase, il recupero
il comportamento che c’è stato durante la crisi cessa
ma il ragazzo non è pronto a tornare a fare i compiti
è ancora fragile e se non riesce ad entrare nella routine può andare in crisi di nuovo
non c’è un interruttore per spegnere una crisi
nel recupero, allo studente serve tempo per tornare al programma

gli insegnanti lo possono aiutare con compiti molto motivanti
come un’attività legata ai loro interessi o che gioca su un’abilità particolare
deve indagare sulle cause per evitare che si ripresenti

da una crisi ci si deve chiedere: cosa abbiamo imparato?
avremmo potuto evitarla? Abbiamo intravisto i sintomi?
si chiama autopsia sociale, andiamo indietro e diciamo: dove sbagliamo?
cosa non abbiamo fatto che avrebbe potuto prevenire la crisi?
un modo per ridurre il meltdown
è il contatto continuo e collaborativo con la famiglia
è semplice: gli insegnanti devono parlare molto; devono conoscere Paul attraverso di me
e io devo sapere cosa ci si aspetta da lui attraverso l’insegnante
perché ci sono sempre diverse aspettative in ogni classe (negli USA ogni materia ha la sua classe, non come in Italia)
l’insegnante vede Paul e mi fa delle domande
Paul ha fatto questo, cosa significa?’ – ‘significa che è nervoso per qualcosa, prova questo’
parliamo delle procedure che hanno funzionato nel passato

creare una relazione, un dialogo con la famiglia
il fine di ogni insegnante è il successo di ogni studente, punto.
la famiglia vuole il meglio per il figlio
se costruisci una buona relazione e collaborazione
il bambino riuscirà a scuola
se uno studente ha la tendenza ad andare in crisi
e lo sappiamo, allora facciamo degli incontri
con la famiglia per fare delle strategie con i figli
molti insegnanti non vogliono farti star male dicendoti che tuo figlio ha dei comportamenti problematici a scuola
dimmi tutto, così posso aiutarti ad aiutare mio figlio
per la natura dell’autismo gli studenti non apprendono intuitivamente
hanno bisogno di istruzioni dirette, esplicite
per capire i propri sentimenti, controllare i comportamenti e prevenire delle crisi
gli servono istruzioni chiare (dirette)
per quanto riguarda la consapevolezza dei propri comportamenti
e su come applicare delle strategie
gli insegniamo, ad esempio, che quando cominciano a dondolarsi
significa che sei stressato
e se sei stressato usa questa strategia
se alcuni studenti più vecchi conoscono già delle strategie per controllarsi
è importante continuare a rinforzare queste abilità
le persone con autismo anche se hanno sviluppato delle strategie
conoscono i segni di allarme, così
bisogna sempre migliorare queste capacità di autocontrollo
e avere un piano
se un bambino ha bisogno di uscire, lasciatelo uscire
per gli insegnanti, per controllare un comportamento difficile
bisogna considerare lo studente all’interno del contesto della classe
conoscendo lo studente, i suoi punti di forza e di debolezza
occorre intervenire per tempo per ottenere i migliori risultati
Questa parte vi ha mostrato i problemi che si possono presentare

La prossima parte parlerà delle migliori strategie di sostegno che faranno il punto su quanto detto fino ad ora
e spiegherà come insegnanti, dirigenti, famiglie e personale possono
creare un ottimo ambiente per gli alunni con autismo
per altre informazioni visitate il sito che vedete qui sopra
oppure rivolgetevi alla vostra scuola
o ai CTI o CTS della vostra provincia

Autismo e scuole superiori (2a parte): strategie


<<< Vai alla prima parte

Seconda parte del video sulle strategie per una didattica efficace nelle scuole superiori con ragazzi con autismo.

Sottotitoli

La scuola secondaria è una sfida per i ragazzi con autismo
gli ambienti e i suoni, i rumori, la confusione, sono spesso troppo per la loro sensibilità
cercare di muoversi tra la folla e … la folla, non amano la folla
nel tragitto verso la classe
specialmente i primi giorni
è facile che ci sia stress e preoccupazione con un pensiero soprattutto
cosa devo fare?
non fanno altro che cercare le informazioni rilevanti
bisogna rendere le informazioni accessibili
si inizia comprendendo il modo di pensare degli studenti
pensate alle classi come ad un paese straniero
con una cultura differente
non capiscono quella cultura e quell’ambiente
spiegate subito cosa devono fare: qui ci si siede
qui c’è la vostra roba
oggi faremo questo
alla fine faremo questo
state spiegando la struttura
per gli studenti con autismo la struttura è fondamentale
molti diventano ansiosi e poco produttivi
in un ambiente caotico
si organizzano in un ambiente organizzato
e quando gli obiettivi sono chiari
e quando sono resi in modo visuale
quando entrano in classe trovano una lista di obiettivi alla lavagna
i compiti sono elencati in modo chiaro
dò il tempo di vederli, ne parlo un po’ con loro dei compiti
per molti studenti delle secondarie
le classi rappresentano un ambiente ideale per apprendere
non è sempre così per i ragazzi con autismo
per loro la classe è fonte di distrazioni
gli insegnanti dovrebbero saperlo soprattutto quando decidono la pianta dei posti a sedere
possono avere difficoltà se non hanno un supporto visivo
altri si distraggono vicino alle finestre o sono infastiditi dalle lampade
sono molto sensibile alle luci
per evitare questo, potrebbero indossare un berretto o occhali da sole o sedersi in una certa area della stanza
una classe ben strutturata è un vantaggio per gli studenti con autismo
questo vuol dire creare delle aree separate fisicamente o visivamente
gli oggetti sono sistemati in spazi a loro dedicati appositamente
apprezzano quest’ordine
per l’apprendimento gli insegnanti possono creare delle guide con i punti chiave evidenziati
molti hanno difficoltà, ascoltando, a capire quale sia la parte importante di quella frase
di quel paragrafo, li aiutiamo evidenziando il testo
o con guide con parole omesse in modo che loro vadano a cercare nel testo le risposte
gli studenti con autismo ottengono ottimi risultati se si viene incontro ai loro bisogni
STRATEGIE ESSENZIALI DI SOSTEGNO: priming, academic modifications, home base, visual supports, reinforcement
‘l’insegnante mi ha dato l’originale e i tuoi appunti’
‘così le puoi completare’
‘poi ti interrogherà sulla prima parte’
‘priming’ significa preparare alla lezione prima che si svolga
aiuta a familiarizzare con gli argomenti
aumentando la probabilità che imparino i concetti chiave e i dettagli
l’insegnange che sta di fronte alla classe
e dice: ‘prima leggiamo il capitolo 7, pagine da 19 a 25 ‘
poi vi spiego i concetti importanti
e poi farete un esperimento
questo è il priming (pronuncia: praiming)
è efficace quando è inserito nella routine quotidiana
e gli insegnanti lavorano con la famiglia per rinforzare questa strategia a casa
prof: ‘cosa fai se non ti piace il cibo?’
studente: ‘non lo sputo’
prof: ‘bene, e cosa fai?’
studente: ‘lo lascio da parte’
prof: ‘bene, bene, bene!’
io gli parlo una settimana prima di quello che deve fare
se ha una verifica venerdì, ne parlo già il lunedì precedente
se c’è una verifica impegnativa
lavoro con lui per un paio di mesi prima
perché se passa un po’ di tempo, dimenticano
un’altra strategia è fare ‘Academic modifications’
adattando i materiali ai bisogni degli studenti
a.m. varia da leggere ad alta voce la traccia
di una verifica a un tempo maggiore a disposizione
continuare a casa se hanno difficoltà
ci si preoccupa di qualsiasi cosa abbiano bisogno con pazienza
gli alunni potrebbero avere difficoltà
col ricordare delle parole
allora posso preparare delle domande a risposta multipla
posso utilizzare una lista di parole
di fronte al compito di leggere 30 pagine,
non mi aspetto che gli studenti con autismo lo facciano
a meno che questa non sia la loro abilità: leggere
altra strategia: un posto dove ridurre lo stress
lo chiamiamo: home base (casa base… dallo sport del baseball)
home base serve a restare calmi
quando si sentono stressati
io scrivo un appunto e lo mando in un posto dove si tranquillizza
gli diamo un’opportunità per uscire da una situazione di stress
che non disturba il resto della classe senza portare a comportamenti problemi che stigmatizzano l’alunno
la 4a strategia: supporto visivo
le etichette aiutano ad identificare cosa c’è in un contenitore
o dove mettere i compiti
gli aiuti visivi sono anche gli strumenti di self-management che aiutano la concentrazione
di solito evidenziano le fasi necessarie a completare una verifica (compiti strutturati)
gli studenti possono spuntare ogni fase completata
si può scrivere il tempo necessario accanto all’attività che il bambino può vedere
così controlla a che punto è
il compito deve essere fatto in 20 minuti, fino alle 10.20
sul supporto visivo puoi vedere se hai oltrepassato il tempo stabilito
di 5 minuti, alzi la mano e chiedi aiuto all’insegnante
dato che apprendono per immagini
hanno un beneficio dall’avere uno schema
o averne uno appeso al muro per guidarli durante la giornata
preferisco uno schema perché
per ricordare meglio cosa fare
così sono più organizzato
un’altro supporto visivo è un organizer grafico
che rende più facile la comprensione agli studenti
non evidenziano solo cose importanti
ma mostrano le relazioni tra di essi
abbiamo poi il ‘social script’
lo script dice allo studente cosa fare in una determinata situazione
l’insegnante lo scrive e l’alunno lo legge su una copia
se hanno difficoltà a fare domande
si può creare uno script che dice ‘ho dimenticato il libro di matematica’
‘cosa faccio?’
a volte hanno bisogno di un aiuto per prendere un’iniziativa
come mi unisco al gruppo? cos’è appropriato dire?
varia in base alle necessità degli studenti
per le difficoltà nelle routine, si può fare un video
a volte per capire cosa devono modificare o cosa fanno bene
se possono verificare da soli cosa fanno… guardano negli occhi?
ti ascoltano quando parli?
possono controllare nel video cosa accade o cosa dovrebbe accadere
la strategia final ‘rinforzo’ serve a compensare l’alunno per permettergli di migliorare
i rinforzi possono essere verbali, una pausa, poter usare il computer o meno compiti
è qualcosa che aumenta la probabilità che un comportamento si ripeta
un bravo insegnante li usa sempre
si usano per tutti, ma per i ragazzi con autismo
potrebbero essere usati per cose diverse
come parlare con gli amici o per non ripetere le cose
Usate insieme, queste strategie aiutano lo studente ad apprendere con efficacia
nonostante ciò, i cambiamenti sono parte della vita di tutti i giorni
i cambiamenti fanno parte della vita degli studenti
e sono difficili da affrontare per alunni con autismo
perché richiede che smettano di fare quello che stanno facendo
passare al compito successivo e concentrarsi su di esso
gli insegnanti possono ridurre l’ansia chiarendo cosa fare in modo accessibile
è impossibile prevedere i cambiamenti che interrompono le routine
sono le cose imprevedibili (l’allarme antincendio, un familiare che viene a scuola) che fanno sperare che l’insegnante conosca gli alunni per fornire il giusto aiuto a fronteggiarle
il supporto degli insegnanti è fondamentale per il successo degli alunni con disturbo dello spettro autistico
non c’è dubbio, all’inizio rappresentano una sfida
ma è una sfida che promette grandi ricompense
gli insegnanti hanno un compito difficile: far proseguire gli studi a tutti gli studenti
non c’è cosa migliore che vedere i propri alunni fare amicizia, superare le verifiche, vederli diplomarsi
se ricevono il giusto supporto dalla scuola, dal dirigente, dall’insegnante di sostegno, dagli insegnati curriculari e dalla famiglia non possono sentirsi meglio premiati
Questa parte ha riguardato le strategie per gli studenti con autismo
La prossima: ‘buone prassi per comportamenti problematici’
offre una guida per la gestione dei comportamenti problema per ragazzi nello spettro
per altre informazioni: www.researchautism.org
Per domande specifiche rivolgetevi al personale della vostra scuola o ai CTI/CTS

Traduzione: G.Gatto.