Autismo e scuole superiori (4)

Quarta ed ultima parte della serie di video su Autismo e scuole superiori. In questa parte si parla della programmazione individualizzata, degli insegnanti di sostegno e degli assistenti.




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Il contatto visivo per le persone con autismo

In questo bellissimo video, Remrov, giovane artista con autismo, con un talento naturale per l’attenzione ai dettagli nel realizzare ritratti e altre opere fotorealistiche, spiega perché le persone con autismo hanno difficoltà a stabilire un contatto visivo con le persone.

Si nota spesso che le persone con autismo non guardano negli occhi l’interlocutore, se non per brevissimi periodi. Questo comportamento non viene interpretato correttamente dalle persone neurotipiche.

Vi sono diversi motivi dietro questo comportamento. Uno di questi risiede nella incapacità di leggere le espressioni del visto. Come conseguenza le persone con autismo, guardando l’altro, cercano continuamente di interpretarne il significato, perdendo il senso di quello che dicono. Se, poi, pensiamo al fatto che notano ogni dettagli e che hanno la tendenza a guardare la bocca più che gli occhi, possiamo capire come sia difficile per loro sostenere il contatto visivo.

Oltre a non saper interpretare le espressioni degli altri, non sono neanche pienamente capaci di esprimere ciò che provano con le proprie espressioni, per cui chi osserva l’espressione di una persona con autismo può fraintendere quello che provano veramente. Espressione e sensazioni interne, stati d’animo, non hanno quei segnali che siamo riconosciamo istintivamente nelle persone neurotipiche.

Quindi, quando una persona con autismo volge lo sguardo, non lo fa perché non è interessato, ma, al contrario, perché non vuole essere distratto dai mille particolari che osserva o dallo sforzo di interpretare le espressioni dell’altro. Lo fa perché vuole concentrarsi su quello che l’altro dice. L’interlocutore, però, se non è a conoscenza di questi fatti, penserà che non è interessato a continuare la conversazione, perché è quello che accade tra persone neurotipiche.

Tutte queste ragioni portano Remrov a dire che è meglio non forzare le persone con autismo ad avere un contatto visivo, perché lo sforzo che comporta fa perdere il senso di ciò che l’altra persona dice.

Il video è sottotitolato in italiano a cura dello sportello autismo Ancel Keys.




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0:0 0:3 ciao a tutti
0:3 0:05 sono un ragazzo con autismo
0:9 0:11 ho fatto questo video per educare sull’autismo
0:11 0:13 e per infrangere il muro tra il mondo dell’autismo e dei neurotipici
0:13 0:16 e voglio essere anche una voce per i ragazzi “non verbali” con autismo
0:25 0:28 in questo video voglio condividere qualcosa sul contatto visivo
0:30 0:35 il contatto visivo è molto importante nella nostra società
0:35 0:43 quando conversi le persone si aspettano un contatto visivo
0:45 0:50 ma il contatto visivo può essere molto difficile per persone con autismo
0:50 0:56 incluso me, per un paio di ragioni
0:56 1:02 una delle quali riguarda le espressioni
1:02 1:10 possono essere molto difficili da comprendere per persone con autismo
1:10 1:12 possono confondere
1:12 1:16 come tutte le altre forme di comunicazione non verbale
1:19 1:22 quando si guarda il viso di qualcuno
1:22 1:25 ci sono così tanti dettagli di cui tener conto
1:25 1:30 così tante cose in contemporanea
1:30 1:37 tanti dettagli sulle emozioni, sentimenti,
1:37 1:40 espressioni
1:40 1:49 tante informazioni confondono le persone con autismo
1:49 2:00 se si pensa a questo più le parole che le parole dette
2:00 2:04 le informazioni da elaborare allo stesso tempo sono tante
2:04 2:10 causando un sovraccarico delle unità sensoriali
2:10 2:16 quando converso e voglio stabilire un contatto visivo
2:16 2:22 perdo tutto quello che la persona dice per questo
2:22 2:30 un altro motivo per cui è difficile
2:30 2:44 è che non avviene automaticamente
2:44 2:48 ho imparato che durante una conversazione non devi necessariamente
2:48 2:53 guardare continuamente negli occhi
2:53 3:00 devi guardare un po’ negli occhi e poi guardare a lato,
3:00 3:05 oppure guardare le mani… ma per noi non è automatico (naturale)
3:05 3:09 quando io entro in contatto visivo
3:06 3:09 durante una conversazione, penso continuamente…
3:09 3:16 ‘ok! devo continuare a mantenere il contatto visivo?’
3:16 3:21 o sto guardando negli occhi di questa persona troppo a lungo?
3:21 3:26 sto intimidendo questa persona? lo fisso troppo?
3:26 2:32 penso a tutto questo allo stesso tempo
3:35 3:40 e mi perdo tutto quello che la persona dice
3:40 3:49 ci sono troppe informazioni, troppo da elaborare
3:53 4:05 un’altro motivo risiede nel fatto che sono troppo concentrato su me stesso
4:06 4:13 ma spesso non mi rendo conto della mia stessa espressione
4:13 4:15 dell’espressione del mio viso
4:15 4:20 spesso non corrisponde a ciò che provo effettivamente
4:21 4:30 quando converso spesso penso a come appaio, a come sembro
4:30 4:32 a com’è la mia espressione facciale
4:33 4:38 la mia espressione è giusta?
4:38 4:45 cerco di rassicurarmi, ma ho tanti dubbi e questo mi mette a disagio
4:47 4:54 quando qualcuno mi obbliga ad avere un contatto visivo
4:55 5:06 mi sento così a disagio che vorrei nascondermi
5:05 5:14 tutte queste ragioni insieme rendono impossibile elaborare le informazioni
5:14 5:18 allo stesso tempo
5:19 5:23 perdo tutto ciò che viene detto
5:23 5:28 per essere in grado di capire cosa dici
5:28 5:30 devo volgere lo sguardo
5:30 5:36 quando la gente vede che non guardo, pensano che non sia interessato
5:36 5:38 che non mi sono simpatici
5:38 5:44 ma è proprio l’opposto: mi interessa quel che dicono
5:44 5:49 per capire cosa dici devo volgere lo sguardo
5:50 5:59 alcuni voglio insegnare ad avere il contatto visivo ai ragazzi con autismo
6:00 6:07 ma personalmente non ritengo sia una buona idea
6:09 6:15 per tutto ciò che di cui ho parlato
6:15 6:20 ci possono essere persone con autismo che lo fanno
6:20 6:30 ma non li forzerei a farlo
6:30 6:35 perché ci sono buone ragioni per volgere lo sguardo
6:40 6:51 questo è tutto
6:51 6:55 spero che il video vi sia piaciuto e che lo troviate utile
6:55 6:58 se è così, cliccate sul pollice alzato
6:58 7:04 iscrivetevi al mio canale per imparare altre cose sull’autismo
7:05 7:13 se avete delle domande o idee fatemele conoscere
7:14 7:22 nei commenti, per email, le inserirò nel prossimo video
7:22 7:27 vi auguro una buona giornata
7:27 7:32 ci vediamo nel prossimo video, ciao

Un tutorial dell’artista Remrov

In questo secondo video, in inglese (non sottotitolato). Remrov spiega la sua tecnica per disegnare dei ritratti incredibilmente dettagliati. Questo dimostra come sia attento a tutti questi dettagli. È così consapevole di tutti i dettagli che deve rimuoverne alcuni per evitare alcuni effetti indesiderati. Per altre persone invece è vero l’opposto, devono concentrarsi per notare i dettagli.

Autismo e scuole superiori (terza parte)

Terza parte sull’autismo alle scuole superiori. Il video, in inglese, è stato sottotitolato in italiano. Questa parte riguarda i comportamenti problema che possono verificarsi nei momenti di crisi. Verrà spiegato quali sono i momenti della crisi, quali sono i sintomi, come si scatena e cosa accade dopo. Ci sono degli ottimi consigli sulle strategie da adottare per prevenire questi momenti difficili.



Sottotitoli

Traduzione a cura dello sportello autismo A.Keys

Alcune frasi, non fondamentali per la comprensione, non sono state tradotte

Capire l’autismo – guida per le scuole secondarie
Buone prassi per i comportamenti problema
I ragazzi con autismo spesso incontrano dei cambiamenti nell’ambiente
questo rende la routine quotidiana difficile da gestire per loro

cambiare classe, interagire con i docenti  e i compagni può creare stress per loro
così ragazzi ansiosi diventano ancora più ansiosi
comincia ad agitarsi a dondolare
si guarda intorno e comincia muoversi, può alzarsi dalla sedia
diventa teso e ansioso
se questi momenti non vengono gestiti questa escalation può portare 
a comportamenti problematici e ai cosiddetti ‘meltdowns’ (crolli)
i meltdown possono essere incredibili
possono essere molto violenti
anche da parte di un individuo che non è violento
stop non devi farlo’ – C’è questo ragazzo seduto al suo posto che lavora
tu vai vicino, metti a posto una matita sul suo banco
e tanto basta: si alza di scatto, spinge il banco
inizia a colpirsi, può fare quello o urlare
a scuola il meltdown può consistere nel battere sul banco
urlare contro l’insegnante oppure
fare delle strane espressioni del viso
gridava e gli adulti hanno dovuto portarlo via dalla classe
e poi nell’ufficio del preside per cercare di calmarlo
una crisi avviene quando la situazione, il compito o gli stimoli
vanno oltre la loro capacità di controllare l’ansia
molti non riescono a comprendere i loro sentimenti o le emozioni che provano
non sanno se sono poco o molto agitati
o se sono ansiosi. Il problema successivo
è che non riescono ad associare le emozioni a quello che accade
se – ad esempio – fa un paio di errori in un test
è ‘la fine del mondo’ perché non riesce a comprendere che
non è poi così grave
e che il modo di reagire dovrebbe essere:
non fa nulla. Farò meglio la prossima volta. L’altro problema è…
una volta che sono arrabbiati, è difficile farli calmare
non lo fanno deliberatamente, non sono arrabbiati con
gli insegnanti o con i compagni
il loro comportamento può essere difficile da contenere
Quando questo accade a Nicholas
Non sembra un ragazzo con autismo, ma come un teenager ribelle
Devo andare al bagno’ – urla Nicholas
Le crisi sono il modo per uscire dalla frustrazione, per cause varie
molte cause possono portare ad una crisi
una può essere l’ansia per non sapere cosa viene dopo
situazioni ‘sociali’ in cui non sa cosa deve fare
non riuscire ad essere assistiti quando ne avrebbero bisogno
avere troppi o pochi stimoli
può capitare se sono frustrati perché non comprendono qualcosa
se gli si chiede di fare qualcosa che loro non vogliono fare
ogni studente è diverso
e ogni crisi può essere provocata da cause differenti
quando c’è una crisi
gli chiedo di mantenere la calma, perché l’ansia non aiuta affatto
anche se gli studenti non se ne accorgono, le crisi danno segnali
spetta all’insegnante cogliere questi segnali
di solito vi sono 3 fasi:
la fase della rabbia o del meltdown e la fase di recupero
nella fase rumbling si comporta in modo fuori dall’ordinario
possono sembrare segnali di poco conto, ma non è sempre così
possono cominciare a tamburellare con le dita sul banco
tremano con le gambe, si schiariscono la voce,
a volte parlano più forte del solito
ciò che possiamo notare in questa fase
sono dei cambiamenti fisiologici: sudano, arrossiscono,
ci sono cambiamenti che sono diversi dal solito
possono esserci comportamenti come
il rivolgersi in modo aggressivo ai compagni
gli insegnanti devono essere pronti e preparati
per reagire quando qualcosa non va per il verso giusto
quando uno studente si trova in queste situazioni
faccio di tutto per riportarli
nella loro ‘confort zone’ (per calmarli)
alcuni ragazzi hanno solo bisogno di muoversi, di uscire
per disintossicarsi dalla situazione, per così dire, che lo facciano
la cosa principale è capire i segnali di avvertimento
quando un insegnante vede questi segnali
deve intervenire subito, ma in un modo che non peggiorino la
situazione. Possono cercare di distrarli o usare tecniche per calmarli
per recuperare il controllo prima che entri nella fase di crisi
è importante che l’insegnante capisca
quali sono i bisogni dell’alunno
conosci i segni e le strategie che hai a disposizione
che usi nella tua routine
una strategia efficace si chiama ‘antiseptic bouncing’
che consiste nel separare l’alunno dall’ambiente che causa stress
nel modo più impercettibile possibile
quando vedi i segnali vai da lui e dici ‘porta questo al sig. Johnson’
il sig. Johnson non ha bisogno di nulla,
ma sa che quando è necessario, Nicholas gli porterà qualcosa
può andare a bere, in bagno, salutare la segretaria,
o portare dei kleenex e poi tornare in classe
nel tempo che esce e ritorna, si distrae e si calma
un’altra strategia: mandarlo nella ‘home base’ (casa base)
chiamata qualche volta la ‘cool zone’ (zona della quiete)
è un posto per smaltire lo stress
non è un posto per evitare i compiti
può essere l’ufficio della logopedista, un laboratorio, ecc.
ti do cinque minuti (usa il timer) e ti do un po’ di spazio, ok?
di solito abbiamo un piano per gestire lo stress
un posto creato per questo, una posto dove andare
un posto dove possono recuperare la compostezza
se non si fa qualcosa
entrerà nella fase della crisi
dove può perdere il controllo a volte in modo esplosivo
può colpire qualcosa, gridare
distruggere delle cose o chiudersi in se stesso
quando hai una crisi
sei preso in ostaggio dalle emozioni
non hai più il controllo
alcuni possono urlare, piangere
correre fuori dalla classe, lanciare i banchi
Paul, il figlio di Lisa, ha delle crisi che variano nelle manifestazioni
le crisi variano e dipende da dove ti trovi
a scuola anche se Paul è un ragazzo allegro e molto gentile
le crisi sorprendono le persone che non le hanno mai viste prima
per quanto violento può diventare
quando c’è una crisi gli insegnanti devono sapere cosa fare
quali aiuti usare ed essere pronti ad agire
ci deve essere un piano
e nel piano bisogna prevedere
quando mandare l’alunno fuori dalla classe
dove vanno gli altri ragazzi, chi è che controlla
chi ci aiuta se un ragazzo ha una crisi e
cosa dovrei fare durante quella crisi
durante una crisi, l’insegnante dovrebbe tenere a mente una regola
assicurarsi che tutti siano al sicuro, questo è il punto, spesso devi spostare tutti perché è troppo difficile
soprattutto alle superiori, se prendiamo un ragazzo di 15 anni, alto 1 metro e 80
non riesci a spostarlo, devi far spostare tutti gli altri
avere un piano e attuarlo correttamente è fondamentale per far riprendere il controllo al ragazzo
L’ultima cosa che desideri
è che l’alunno abbia una crisi, perché è difficile recuperare
i compagni cominciano a pensare che abbia un problema maggiore
di quello che veramente ha, per questo gli insegnanti devono cercare
di evitare che accada
sono gli insegnanti a fare la differenza
quando si tratta di evitare una crisi, prima di tutto,
chi lavora con Paul lo conosce bene, guarda il suo volto, il linguaggio del corpo
non aspettano che vi dica qualcosa, perché allora è già troppo tardi
dopo la crisi c’è la terza fase, il recupero
il comportamento che c’è stato durante la crisi cessa
ma il ragazzo non è pronto a tornare a fare i compiti
è ancora fragile e se non riesce ad entrare nella routine può andare in crisi di nuovo
non c’è un interruttore per spegnere una crisi
nel recupero, allo studente serve tempo per tornare al programma

gli insegnanti lo possono aiutare con compiti molto motivanti
come un’attività legata ai loro interessi o che gioca su un’abilità particolare
deve indagare sulle cause per evitare che si ripresenti

da una crisi ci si deve chiedere: cosa abbiamo imparato?
avremmo potuto evitarla? Abbiamo intravisto i sintomi?
si chiama autopsia sociale, andiamo indietro e diciamo: dove sbagliamo?
cosa non abbiamo fatto che avrebbe potuto prevenire la crisi?
un modo per ridurre il meltdown
è il contatto continuo e collaborativo con la famiglia
è semplice: gli insegnanti devono parlare molto; devono conoscere Paul attraverso di me
e io devo sapere cosa ci si aspetta da lui attraverso l’insegnante
perché ci sono sempre diverse aspettative in ogni classe (negli USA ogni materia ha la sua classe, non come in Italia)
l’insegnante vede Paul e mi fa delle domande
Paul ha fatto questo, cosa significa?’ – ‘significa che è nervoso per qualcosa, prova questo’
parliamo delle procedure che hanno funzionato nel passato

creare una relazione, un dialogo con la famiglia
il fine di ogni insegnante è il successo di ogni studente, punto.
la famiglia vuole il meglio per il figlio
se costruisci una buona relazione e collaborazione
il bambino riuscirà a scuola
se uno studente ha la tendenza ad andare in crisi
e lo sappiamo, allora facciamo degli incontri
con la famiglia per fare delle strategie con i figli
molti insegnanti non vogliono farti star male dicendoti che tuo figlio ha dei comportamenti problematici a scuola
dimmi tutto, così posso aiutarti ad aiutare mio figlio
per la natura dell’autismo gli studenti non apprendono intuitivamente
hanno bisogno di istruzioni dirette, esplicite
per capire i propri sentimenti, controllare i comportamenti e prevenire delle crisi
gli servono istruzioni chiare (dirette)
per quanto riguarda la consapevolezza dei propri comportamenti
e su come applicare delle strategie
gli insegniamo, ad esempio, che quando cominciano a dondolarsi
significa che sei stressato
e se sei stressato usa questa strategia
se alcuni studenti più vecchi conoscono già delle strategie per controllarsi
è importante continuare a rinforzare queste abilità
le persone con autismo anche se hanno sviluppato delle strategie
conoscono i segni di allarme, così
bisogna sempre migliorare queste capacità di autocontrollo
e avere un piano
se un bambino ha bisogno di uscire, lasciatelo uscire
per gli insegnanti, per controllare un comportamento difficile
bisogna considerare lo studente all’interno del contesto della classe
conoscendo lo studente, i suoi punti di forza e di debolezza
occorre intervenire per tempo per ottenere i migliori risultati
Questa parte vi ha mostrato i problemi che si possono presentare

La prossima parte parlerà delle migliori strategie di sostegno che faranno il punto su quanto detto fino ad ora
e spiegherà come insegnanti, dirigenti, famiglie e personale possono
creare un ottimo ambiente per gli alunni con autismo
per altre informazioni visitate il sito che vedete qui sopra
oppure rivolgetevi alla vostra scuola
o ai CTI o CTS della vostra provincia

Autismo, cause genetiche ed ambientali

L’autismo e i disturbi dello spettro autistico definiti dal prof. Paolo Curatolo, Direttore dell’Unità di Neuropsichiatria Infantile del Policlinico Tor Vergata di Roma. Le cause, spiega il prof. Curatolo, sono sia di natura genetica che di natura ambientale. Restano, però, ancora misteriose e sono allo studio attualmente in tutto il mondo. Il prof. spiega anche quali siano i sintomi per una diagnosi precoce. È importante riconoscere subito i sintomi perché nei primi anni di vita è ancora aperta una finestra della plasticità cerebrale. I fattori ambientali interagiscono con i fattori genetici migliorando la sinaptogenesi, il network delle vie cerebrali che collegano un’area all’altra. L’autismo è comunque un problema cronico. Se presi in tempo, una parte dei bambini, con disturbi lievi, riescono a migliorare a tal punto da uscire dalla soglia dell’autismo, pur mantenendo delle difficoltà nell’interazione. La maggior parte, però, tende a mantenere il disturbo nell’età adulta. In adolescenza possono comparire dei comportamenti problematici. La terapia è di tipo psico-educativo e comportamentale nei primi tre anni. Tra 3 e 6 anni diventa più comportamentale e cognitiva tra 3 e 6 anni di vita. Al momento dell’adolescenza, se compaiono dei sintomi di aggressività, iperattività, ansia, ecc., occorre intervenire con dei medicinali che non curano l’autismo, ma curano queste comorbilità.

La chiave della terapia non si può limitare a visite settimanali di logopedia e psicomotricità. La terapia deve essere specifica per l’autismo. Raramente comporta problemi motori, tra l’altro. Occorre utilizzare la terapia 24 ore su 24. Occorre che gli insegnanti e gli operatori lavorino insieme ai familiari per facilitare l’inserimento con i coetanei, espandere i suoi interessi, distoglierlo dalla ripetitività, stimolarlo nella comunicazione e nell’interazione sociale  e renderlo autonomo.

Ci sono molti progressi nella conoscenza dell’autismo e siamo in grado di mettere in atto delle terapie migliori. Non abbiamo più alcune forme di autismo dovute a cause metaboliche. Si può quindi prevedere che in futuro vengano scoperte ulteriori terapie efficaci che possano ridurre queste cause che portano ad alcune forme di autismo.

Infine il prof. parla della sindrome di Asperger in cui dei bambini maschi, crescendo manifestano un carattere bizzarro, sono molto ingenui, non capiscono molto bene l’ambiente circostante. Mancano di malizia, sono a volte maldestri, possono parlare con un linguaggio molto forbito. Per queste caratteristiche possono essere vittima di bullismo da parte degli altri ragazzi. Possono avere ottime qualità, disegnare bene, avere buona memoria, essere portati per la musica. Bisogna coltivare queste qualità.